Tasse più alte, ecco chi paga

Nel giro di 3 anni è stata prevista una stangata pari al lavore di 13 miliardi di euro. A quantificare il costo degli incrementi delle tasse è stato il Consiglio nazionale dei commercialisti contenute nella Legge di Bilancio del governo M5s-Lega, in prossimità dell’approvazione definitiva da parte del Parlamento.

Nel 2019 la  pressione fiscale salirà dal 41,9 al 42,4% del Pil dal 42% del 2018 secondo le ultime previsioni. Secondo i calcoli dell’organismo guidato dal presidente Giuseppe Pisauro i dati futuri arriveranno a toccare il 42,8% nel 2020 e al 42,5% nel 2021.

I commercialisti hanno così calcolato un importo a saldo netto pari a  12,9 miliardi di maggiori entrate tributarie nel corso del 2019-2021, sotto un’incognita a livello delle tassazioni locali.

La Legge di Bilancio non conferma inoltre il blocco presente da tre anni, dal 2016 al 2018, sugli aumenti delle aliquote Rap, Imu, Tsi, nonché addizionali regionali e comunali all’Irpef. I sindaci e i governatori andranno quindi ad addizionare la leva fiscale sotto un aumento delle tassazioni.

Il conto totale sugli aumenti potrebbe dimostrarsi più salato di quanto previsto dalle elaborazioni dei commercialisti. A tralasciare il tema delle imposte in aumento è stato lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso della conferenza stampa di fine anno, sotto l’espressa preoccupazione di Confedilizia.

Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, ha così sollecitato un pronto intervento da parte dei vicepremier Salvini e Di Maio. I sistemi di tassazione aggiuntivi saranno applicati in direzione di banche e assicurazioni (5,6 miliardi), su imprese in generale (2,4 miliardi), sul settore del gioco d’azzardo (2,1 miliardi), sui grandi gruppi dell’economia digitale (1,3 miliardi), sui consumatori (0,6 miliardi) e sugli enti del no-profit (0,4 miliardi).

Inoltre, 6,8 miliardi di euro, si concretizzeranno in positivo nella riduzione del prelievo fiscale, concentrate soprattutto sulle partite Iva individuali (4,8 miliardi) e sul settore immobiliare, dell’edilizia e degli interventi sulla casa in generale (1,8 miliardi), cui si aggiungono alcuni capitoli marginali (0,2 miliardi).