Singhiozzi Neonato: Cosa fare e Come farlo Passare

Singhiozzi Neonato Cosa fare e Come farlo Passare

Cosa è il Singhiozzo

Il singhiozzo è un fenomeno fisiologico molto comune nell’uomo e ancor di più nei neonati: si tratta di una contrazione involontaria del diaframma, il muscolo che separa la cavità toracica dagli organi addominali, ed è un evento molto diffuso nei neonati e spesso causa di ansia e angoscia nella madre e nei genitori.

Il principale colpevole, l’attore anatomico che mette in modo tutto il fenomeno, è il nervo frenico, la terminazione nervosa che nasce dal cervello e, attraversando la zona cervicale (quella posteriore del collo), si dirama, connettendo e coinvolgendo diversi tessuti e alcuni organi, quali il diaframma stesso, il fegato, lo stomaco, i reni e la membrana sottile che avvolge il muscolo cardiaco). E’ quindi molto importante per consentire la comunicazione tra il sistema nervoso centrale e questi organi, fondamentali nella fisiologia umana. Qualsiasi irritazione di questo nervo, per le più disparate cause, può provocare il singhiozzo.

Durante questo processo, sono coinvolti anche altre parti del sistema nervoso periferico e centrale, i centri che controllano la respirazione e l’ipotalamo, i cosiddetti gangli basali che innescano riflessi e comportamenti incondizionati, non controllabili dalla volontà, perciò il singhiozzo si presenta all’improvviso.

Il tipico suono onomatopeico legato ai singhiozzi è “hic”, ripetuto continuamente a determinati intervalli: è prodotto dalla repentina chiusura della glottide, la membrana che divide l’apparato respiratorio dall’esofago, che seguita ogni contrazione del diaframma dovuta a questo fenomeno.

In termini medici, il singhiozzo corrisponde alla dicitura latina “singultus”, termine riferito anche ad altri meccanismi fisiologici come la particolare respirazione sussultoria dopo un pianto. La parola “singhiozzo”, però, riporta alla mente il caratteristico suono generato dalla chiusura immediata delle corde vocali dopo 35 millisecondi dalla contrazione del diaframma, muscolo legato alla respirazione vera e propria.

Cosa Fare

Il singhiozzo nel neonato è un fenomeno molto frequente ma spesso i genitori o i nonni e gli zii si lasciano trascinare dall’ansia e dal potenziale pericolo per la vita di una creatura tanto fragile: inizialmente non bisogna preoccuparsi, anche se lo spasmo è molto potente, perché il singhiozzo è un disturbo frequente e presente a tutte le età, legato alle contrazioni incontrollate del diaframma.

Il fenomeno scompare di solito rapidamente e non incide sulla respirazione del bebè, anche se il sussulto dovesse apparirci come inusuale: il singhiozzo è un comune fenomeno legato a un riflesso comune, al pari della tosse e degli starnuti, ma, a differenza di questi, non se ne conosce il vantaggio fisiologico preciso.  Alcuni fisiologi pensano serva a rimuovere l’aria dallo stomaco dei mammiferi lattanti, ma non è comprovata questa teoria.

Solo se il singhiozzo non scompare, ma permane per più di due giorni o tende a ripresentarsi in modo molto marcato, allora potremo iniziare ad analizzarne le criticità, perché potremmo trovarci di fronte ai prodromi di una patologia: potrebbe essere un sintomo clinicamente rilevante di una qualche malattia.

Come detto, la maggioranza dei mammiferi (gatti, cani, ratti, conigli, cavalli, esseri umani), presenta questo fenomeno che, dunque, è molto usuale, mentre nei rettili, negli anfibi e negli uccelli non è documentato. Il feto stesso può essere soggetto a quest’evento e la madre può percepirlo ovvero è possibile rilevarlo grazie agli ultrasuoni.

I neonati, anzi, sono statisticamente più soggetti degli adulti al singhiozzo (circa il 2,5% di tempo in più), chiaro segno di un fenomeno probabilmente connesso a un certo bagaglio che ci portiamo dietro nel nostro dna.

Cause

Seppur non siano ancora chiare le cause di questo fenomeno fisiologico, il singhiozzo si verifica empiricamente dopo alcuni eventi, fermo restando possibili concause e differenti ripercussioni in base al tipo di organismo. Ecco alcuni dei motivi più frequenti:

  • Mangiare abbondantemente;
  • Inghiottire aria mentre si mastica;
  • Essere in uno stato d’ansia o di euforia/eccitazione.

Anche i neonati possono essere soggetti a singhiozzo dopo questi eventi, ma non dovremo preoccuparci; tuttavia, a volte, alcune cause possono farlo durare a lungo e creare problemi nella ventilazione dei neonati, specialmente nei bebè che sono nati prematuri e quindi sono molto più fragili.

Un singhiozzo normale ha una cadenza che varia dai 4 ai 60 al minuti e questa frequenza può essere costante o variare in base ad altri eventi, di cui parleremo.

Si è studiato molto riguardo a questo fenomeno e finora sono state sviluppate diverse teorie cliniche e fisiologiche legate all’osservazione e all’analisi sperimentale:

  • L’aumento di anidride carbonica (assumendo una bevanda gassata, mangiando veloce o in seguito alla distensione gastrica) nel sangue sopprimerebbe il singhiozzo;
  • Ferroni ipotizzò nel 1899 che il meccanismo fisiologico fosse utile al feto per rafforzare i muscoli coinvolti nella respirazione;
  • Straus e altri studiosi ipotizzarono che fosse un residuo evolutivo da quando gli organismi originari respiravano con le branchie;
  • Altri studiosi l’hanno associato all’eliminazione del meconio (le prime feci) di un neonato o alla stimolazione all’allattamento, ma anche in questo caso il singhiozzo non è compatibile per lo stesso motivo descritto prima: il meconio sarebbe spinto più in profondità, quindi non espulso e non c’è alcun legame con l’allattamento.
  • Altri, ancora, hanno erroneamente ipotizzato che potesse svolgere una qualche funzione utile a spostare boli di cibo bloccato lungo l’esofago, ma è stato dimostrato che il singhiozzo muoverebbe un bolo verso il centro del petto, ostruendo le vie aree. I neonati, comunque, non consumando cibi solidi, non sono la prova probante a supporto di questa tesi.

Per quel che ne sappiamo, il singhiozzo comporta una depressione intra-toracica a seguito dei movimenti muscolari diaframmatici seguita dalla chiusura della glottide: come possiamo facilmente intuire, pare che lo scopo del riflesso sia di spostare qualcosa dall’esterno della cavità toracica verso l’interno. In questa zona abbiamo cinque possibili condotti in cui ci sono aria e fluidi che potrebbero essere coinvolti ed essere legati al singhiozzo: le arterie, le vene, i vasi linfatici, la trachea e l’esofago.

E’ facile intuire come questo particolare riflesso incondizionato coinvolga diversi elementi e abbia uno scopo, seppur non ancora identificato con certezza. Probabilmente perché sono diversi i casi in cui il singhiozzo stesso ha un’utilità.

Tornando alle cause empiriche, possiamo descrivere ora ancor meglio i casi in cui è possibile avere questa manifestazione:

  • Dilatazione Stomaco. Se ingeriamo rapidamente, ovverosia troppi cibi e liquidi;
  • Sbalzi di Temperatura. Se beviamo prima una bevanda bollente e poi una gelata, oppure il nostro corpo passa dal caldo al freddo in modo repentino;
  • Abuso di alcolici. L’alcool danneggia la mucosa gastrica, ossia il tessuto di rivestimento dello stomaco, infiammando anche il diaframma;
  • Eventi Emotivi. Se siamo in uno stato d’ansia o angoscia, ispireremo una maggior quantità d’ossigeno che, come si sa, può causare irritazione, se concentrato;
  • Allattamento. Il neonato può ingoiare molta aria, quando assume il latte dal seno o dal biberon, per questo è necessario che dopo faccia il fantomatico ruttino (“burp”) togliendo l’aria in eccesso dallo stomaco, evitando disagi e rigurgiti.

Se il bambino inizia a singhiozzare durante la sua alimentazione, fate una pausa e cercate di rilassarlo, cambiando anche la sua posizione; paradossalmente, se il singhiozzo continua, nonostante questi rimedi, riprendere l’allattamento potrebbe aiutare.

Così come le persone non sono tutte uguali, anche i neonati non fanno eccezione: alcuni saranno molto più soggetti a questo fenomeno e occorrerà attenzione nell’alimentare il bambino quando è più rilassato e non quando già piange per la fame. Ricordiamoci sempre che il singhiozzo è normale per un bambino sano e non dovremo inizialmente preoccuparci.

Se il neonato è nato prematuro, occorrerà ancora più attenzione per evitare problemi respiratori, rivolgendosi al pediatra di fiducia nel caso il singhiozzo durasse ore, senza soluzione di continuità. Un singhiozzo normale può essere causato da un semplice mal di gola o un problema all’orecchio interno, mentre un fenomeno che dura da diverso tempo può indicare problematiche anche gravi, un reflusso gastroesofageo (altresì noto come acronimo G.E.R.D.), una cisti in gola, un problema metabolico come il diabete o disturbi renali.

Sarà inoltre cura dei genitori o di chi si occupa del neonato, riferire al pediatra, eventualmente altri sintomi e abitudini del bambino considerate anormali: descrivendo tutti i dettagli, sarà più facile diagnosticare un problema, sempre se esiste. Ricordiamoci sempre che un singhiozzo transitorio non è un problema, ma dobbiamo preoccuparci quando il fenomeno dura ore o addirittura giorni, oppure si ripresenta molto spesso ed è persistente.  Soltanto in questi casi dovremo iniziare ad avere degli scrupoli e rivolgerci al medico di fiducia, perché il singhiozzo potrebbe essere causato da:

  • Problematiche agli Organi interni. Ad esempio l’infiammazione della membrana esterna del muscolo cardiaco, ossia una pericardite;
  • Disturbi apparato digerente. Il già citato reflusso gastro-esofageo (GERD);
  • Possibili alterazioni dei centri nervosi deputati al controllo del singhiozzo. Basta un vaso sanguigno che nutre questi nervi occluso, e il disturbo potrà manifestarsi;
  • Difetti del Cardias. L’orifizio, attraverso il quale l’esofago s’immette nello stomaco, potrebbe essere ancora un po’ difettoso nel neonato, predisponendo il diaframma a siffatte contrazioni.

Ricordiamoci, comunque, che spesso è un evento legato a situazioni normali: si presenta quando il neonato fa la poppata e ha mangiato troppo velocemente oppure con voracità, incamerando aria, ovvero dopo il cambio del pannolino o successivamente a un bagnetto, a causa del cambio di temperatura repentino di cui abbiamo già parlato.

Rimedi

Quando siamo alla presenza di un singhiozzo normale, l’evento può risolversi facilmente e in pochi secondi, adottando opportuni accorgimenti che possiamo descrivere analiticamente e brevemente.

Senza paura, cerchiamo di non farci prendere dalla paura e proviamo a seguire questi suggerimenti:

  • Bere sorsi d’acqua. Prendiamo un cucchiaino e diamo pochi piccoli sorsi d’acqua al neonato o all’adulto. Dopo poco il singhiozzo dovrebbe sparire;
  • Fai succhiare il ciuccio al neonato. Massaggiamo il nostro bambino delicatamente sulla schiena e diamogli un ciuccio intriso d’acqua, seppur non sia dimostrata l’efficacia curativa del liquido, ma sicuramente non ci sono aspetti nocivi;
  • Deglutizione. L’impulso a deglutire può essere uno stimolo utile a porre fine al singhiozzo. L’adulto potrà bere o mangiare qualcosa e il bambino fare qualche altra poppata, distendendo il diaframma e l’intero sistema connesso all’azione della deglutizione direttamente collegata;
  • Starnuto. La sollecitazione di questo riflesso incondizionato, può contrastare l’altro riflesso, placandolo, quindi cerchiamo di starnutire o far starnutire il nostro bambino: sarà sufficiente passare il nostro dito delicatamente sul suo nasino un paio di volte.
  • Temperatura. Prevenire è meglio che curare, quindi cerchiamo di evitare al neonato troppi sbalzi di temperatura, spogliandolo lentamente e gradualmente prima del bagnetto e tenendolo ben coperto quando si cambia il pannolino, specie nella stagione invernale;
  • Trattenere il fiato per almeno 10-15 secondi. Già 2000 anni fa, il precursore della medicina, Ippocrate, cui dobbiamo il famoso giuramento, consigliava questo metodo, ancora valido. E’ molto utile perché il diaframma si rilassa, a seguito di una profonda inspirazione, ma purtroppo non è possibile metterlo in pratica con un neonato per ovvie ragioni;
  • Non si deve mai bloccare il respiro del neonato, stringendogli le narici o peggio. Se il singhiozzo non smette e/o si presenta molto spesso e per lunghi periodi, rivolgiamoci a un pediatra degno della nostra fiducia.

Rimedi della Nonna

Ci sono altre soluzioni che, non avendo una base scientifica certa, sono comunque stati utilizzati spesso, i cosiddetti rimedi della nonna per porre fine al singhiozzo di un neonato. Eccoli in una breve descrizione analitica:

  • Ingerire acqua a piccoli sorsi e rapidamente ovvero deglutire ghiaccio tritato finemente;
  • Cercare di starnutire, muovendo tutta la muscolatura diaframmatica accusata del singhiozzo e resettando il tutto;
  • Inghiottire una zolletta di zucchero. In modo repentino, basta assumere un po’ di saccarosio, il nostro zucchero raffinato, perché i granuli scendano attraverso l’esofago e stimolino il diaframma, fermando le contrazioni;
  • Assumere un cucchiaino d’aceto. Poiché ha natura leggermente acida, l’aceto stimola una leggera contrazione dell’esofago che va a incidere sul diaframma, interrompendone gli spasmi. Non consigliato per i bambini proprio per la sua natura acida, in quanto può leggermente corrodere la mucosa gastrica;
  • Comprimere con le unghie delle dita indice, il punto corrispondente all’interno dei padiglioni auricolari (la piegolina in mezzo alla conca). Derivato dalle discipline orientali dell’agopuntura, si cerca di stimolare il punto riflesso dal quale si riuscirebbe a stimolare e rilassare il diaframma.
  • Assumere un cucchiaio di succo di limone puro. Il sapore e la natura dell’acido citrico, aiutano a risolvere il problema, così come fa l’aceto. Non si può utilizzare nei bambini e va usato con parsimonia anche negli adulti perché l’acido del limone corrode lo smalto dei denti.

Leggende Metropolitane

Oltre ai sistemi più volte citati, che oramai conosceremo a memoria, le credenze popolari hanno creato varie leggende metropolitane legate al singhiozzo stesso, spesso correlate agli stessi rimedi descritti ed erroneamente tramandati oralmente.

Alcuni pensano che basti bagnare il lobo di un orecchio con acqua o una soluzione saliva, mentre altri affermano come sia sufficiente distrarre la persona, rilassandola dunque; rimedi di certo non proprio corretti, ma sempre riferibili a quelli già citati.

Le leggende vere e proprie, sono però associate a degli eventi ben più perentori, al fine di risolvere un singhiozzo:

  • Lo spavento. Credenza comune, anche in questo caso con un fondo di verità, è quella che un grosso spavento risolva il singhiozzo. La paura indurrebbe una contrazione del muscolo diaframmatico e questo invertirebbe l’inerzia precedente; purtroppo una paura improvvisa può creare ansia e generare essa stessa il fenomeno del singhiozzare, accentuandolo in alcuni casi. Quando abbiamo paura, aumentiamo la respirazione e l’assunzione di ossigeno che, come abbiamo detto, può avere effetto irritante sul nervo frenico, uno degli agenti scatenanti il singhiozzo stesso.
  • Rituale dell’acqua. Un altro rimedio derivante da una leggenda metropolitana consolidata è particolarmente strano, nella sua ritualità: occorrerebbe sorseggiare mezzo bicchiere d’acqua bevendo dalla parte opposta, prendendo in mano il bicchiere stesso e ruotandolo di 180°. Se ciò non dovesse sembrare abbastanza strano, non finisce qui: dovremo assumere una posizione particolare, divaricando leggermente le gambe e ponendo il busto proteso in avanti.

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