Scimmietta Cappuccina: comportamento e habitat della Scimmia Domestica

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L’uomo è sempre stato affascinato dalla sua storia e ha cercato anche di indagare la propria progenie, ricercando le propri origini. Secondo la teoria Darwiniana, l’uomo discende dai cosiddetti primati, dai quali ha poi subito un’evoluzione nel processo di adattamento ambientale succedutosi nel tempo e nello spazio. La teoria dell’evoluzione, però, non è proprio così letterale; Darwin, in contrapposizione al creazionismo e alle credenze bibliche sulla creazione in voga al tempo, ha definito numerose variabili secondo le quali l’evoluzione avrebbe modellato l’attuale panorama socio-ecologico, tra cui annoveriamo anche la selezione naturale come fattore chiave.

Con le scimmie, i primati condividevano antenati comuni, ma non era proprio la stessa cosa: per ritrovare questi progenitori, in teoria, bisognerebbe andare indietro di migliaia di anni. A tal proposito, l’antenato che abbiamo in comune con gli scimpanzé, ad esempio, viveva in Africa ben sei milioni di anni fa. Con i gibboni, invece, è Alesi l’antenato comune, un cranio di animale vissuto 13 milioni di anni fa e scoperto nei ritrovamenti fossili.

L’evoluzione secondo Darwin non va quindi vista come una sequenza di ominidi scimmieschi, ma come un albero, in cui ci possono essere momenti di comunanza per poi divergere nel tempo e nello spazio. Ad esempio, gli oranghi e i bonobo sono molto lontani da noi e non hanno grandi punti in comune. La visione antropocentrica, in cui al centro c’è l’uomo, è una filosofia dell’essere umano che tende a porsi in mezzo, come fulcro di tutto il divenire intorno, ma non riflette la realtà: l’albero dell’evoluzione non esclude nessuno e rappresenta gli adattamenti di tutti gli animali che si sono trovati in un ecosistema e hanno dovuto evolvere funzioni specifiche. Essere umano compreso: in quest’ottica, i nostri sentimenti e i pensieri, nonché tutto ciò che ci rende umani, in fondo, ci rende anche animali, di riflesso identificati dall’istinto e dalle pulsioni primordiali.

Questo nostro sentimento di vicinanza al mondo animale, lo esprimiamo molto spesso nell’accudire e addomesticare animali nelle nostre case, prendendoci cura di loro ed empatizzando con i loro sentimenti, anche talvolta in modo esagerato ed esasperato; l’essere vivente, nel suo complesso, va sempre considerato come una creazione miracolosa e per questo rispettato e trattato secondo le sue esigenze e non le nostre.

Quando parliamo di animali che attirano la nostra attenzione, come già introdotto nelle righe precedenti, possiamo sicuramente citare i primati che, a causa della loro “vicinanza” al genere umano, attirano l’attenzione e i sentimenti di noi umani. Questo, però, non deve ridursi a un capriccio: tenere una scimmia in casa non è una pratica corretta perché questi esseri non sono adatti alla vita domestica e ne soffrirebbero.

Essendo animali esotici, hanno esigenze particolari e vivono in habitat che non contemplano certamente l’appartamento o la villa al mare. In Italia, inoltre, tenere una qualunque scimmia o primate in casa, è illegale, in virtù del decreto legge del 1996; questo tipo di animali può essere solo detenuto in zoo, bioparchi o presso enti che attuano ricerca.

Nonostante questi impedimenti, possiamo comunque descrivere un particolare tipo di scimmia: la cappuccino. Quando parliamo di primati, questo è uno dei più conosciuti esemplari, proprio per le sue particolari caratteristiche: la scimmia cappuccino vive nel cosiddetto Nuovo Mondo, scoperto nel 1492 da Cristoforo Colombo e, in particolare, nel Sudamerica. Ne esistono diverse specie, tutte appartenenti alla famiglia dei Cebidi.

Le scimmie cappuccino si caratterizzano da una dimensione relativamente piccola, con lunghezza massima di 45 centimetri e presentano tratti distintivi molto intriganti: sulla fronte hanno dei ciuffi scuri, in funzione della dominanza del gruppo a cui appartengono.

Le scimmie cappuccino hanno inoltre la coda prensile; sono quindi in grado di muoversi rapidamente e agilmente nell’ambiente circostante, utilizzando la coda come fosse un arto vero e proprio, grazie alla sensibilità e alla funzionalità di questa.

Il primate vive una socialità molto complessa: è capace d’instaurare rapporti e di vivere in gruppo secondo regole ben precise. Ha un’alimentazione molto varia, dalla frutta, alle foglie, fino a nutrirsi di carne vera e propria, di piccoli animali come sono gli uccelli o gli insetti. Ecco descritte brevemente le specie più conosciute:

  • Cebo dai cornetti. E’ quella più nota, rappresenta il primate più diffuso nel Neotropico, dopo l’essere umano. Caratterizzato da pelo marrone e un ciuffo nero in testa.
  • Azara, simile al precedente, ma con un manto più lungo.
  • Cebo Cappuccino. Ha il pelo nero e bianco con la testa che ricorda quella dei frati cappuccini, tale da essere quasi umanizzato.

Comportamento

Parliamo di questo primate molto vicino a noi perché, tra le scimmie di medie dimensioni, è quella più intelligente, vista la massa cerebrale di cui dispone. Riesce infatti a maneggiare gli utensili con maestria e con cognizione di causa ed effetto, utilizzando le rocce per spaccare le noci di cui si nutre e tramanda anche questa sua conoscenza acquisita alla prole, come un buon maestro.

E’ in grado di utilizzare altri strumenti, sperimentati nel corso degli anni e tramandati di scimmia in scimmia mediante acquisizione di conoscenza e didattica applicata: in tale ottica, desta curiosità l’utilizzo che l’animale fa delle cipolle. Con quest’ortaggio le scimmie si riuniscono per fare dei bagni e strofinarsi sul corpo le cipolle stesse l’uno con l’altro: la finalità di questo comportamento è di respingere gli animali ematofagi come le zanzare e gli altri insetti, infastidendo la vita delle scimmie stesse. Sono noti gli elementi parassitari contenuti nelle cipolle, ma non è solo questa la finalità: c’è anche una funzione sociale connessa alla gestualità stessa del pulirsi l’uno con l’altro. In quest’ottica, si rafforzano i rapporti e i legami interni al gruppo, oltre a garantire la funzionalità della pulizia stessa, giungendo in zone dove non potrebbero mai arrivare a pulirsi da soli: le scimmie cappuccino, una volta pulite, esprimono felicità e apprezzamento realizzando dei vocalizzi.

Habitat

Come abbiamo già anticipato, le scimmie cappuccino vivono principalmente nel nuovo mondo e in particolar modo, a nord del Sudamerica e in America centrale, nelle foreste tropicali situate alle latitudini omonime. Essendo dei primati arborei, è l’habitat ideale per loro, quello in cui possono muoversi arrampicandosi e sfruttando la coda prensile, nonché nutrirsi di ciò che la natura offre.

Solo alcune specie sono minacciate dal rischio estinzione, il cebo a petto giallo e il cappuccino, mentre le altre non hanno particolari problemi.

Purtroppo il desiderio umano di possedere una di queste particolari scimmie carismatiche ed espressive, le ha rese preda del traffico illegale di animali; pratica inconsulta e immorale. Anche il cinema non si è risparmiato, sfruttando cuccioli di scimmia cappuccino addestrati a recitare come attori, vista la propensione a imparare facilmente ed emulare comportamenti in base alla logica causale del nesso azione-reazione. Nonostante la possibilità di creare soggetti grazie ad effetti speciali e al cosiddetto post-produzione, alcune aziende cinematografiche continuano a sfruttare queste scimmie, separandole dalla nascita ai loro genitori.

Pur non essendo ora in pericolo d’estinzione, probabilmente lo diventerà in futuro: popolando la foresta più grande del mondo, quella Amazzonica, dovrà presto fare i conti con il fenomeno della deforestazione incombente che ridurrà il polmone del pianeta, danneggiando l’ecosistema della foresta stessa e quello del mondo intero.

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