Regole Monopoli: le Istruzioni per Monopoly, il famoso Gioco da Tavola

Regole Monopoli le Istruzioni per Monopoly, il famoso Gioco da Tavola

Cos’è Monopoli

Monopoli è da anni un gioco di società molto amato e giocato sia dai grandi, sia dai piccini: la sua semplicità e l’intelligenza alla base dei concetti applicati (ricordiamo lo scopo didattico-illustrativo previsto dalla sua prima ideatrice) lo rendono un passatempo utile in ogni occasione. I giocatori sono rappresentati da pedine e si muovono lungo un percorso stabilito, acquistando lotti e divenendo veri e propri immobiliaristi: potremo costruire case e alberghi, incassando le rendite dovute dagli altri giocatori per la sosta (e la nottata da passare nel contestuale punto di ristoro).

Lo scopo del gioco è altrettanto semplice: diventare l’unico soggetto presente nello scenario economico semplificato dalla plancia di gioco e dai lotti presenti nel mondo stilizzato. Dovremo acquistare il maggior numero di lotti, procedere alla costruzione di case e/o alberghi e far pagare agli altri concorrenti (giocatori) ingenti somme tali da ridurli sul lastrico. Una volta che tutti dichiareranno fallimento e bancarotta, diventeremo il vero monopolista della situazione!

Per giocare a Monopoli basta essere almeno in 2 giocatori, ma è consigliabile iniziare in molti per avere un divertimento assicurato e assaporare totalmente il concetto economico sul quale è basato il gioco stesso. Come ben sappiamo, nello scenario reale, la concorrenza è moltissima, anche nel comparto edile e alberghiero. I partecipanti possono essere al massimo 6, rappresentati da pedine con le più disparate forme.

Istruzioni e Regole

Per giocare a Monopoli, serve ovviamente la scatola del gioco e tutto il suo contenuto, qualsiasi sia l’edizione scelta, tra le numerose varianti che si sono succedute nella storia, attraverso le varie epoche. Serve la plancia su cui sono stampate le caselle, divise per colori e nominate in varie vie, corsi e imprese societarie (idrica ed elettrica), nonché stazioni ferroviarie. Le caselle sono, solitamente 40, 10 per ciascun lato.

Sul tabellone, oltre gli elementi designati, ci sono anche riquadri denominati “probabilità” e “imprevisti”, oltre gli spazi del Via da cui si parte, della Prigione, del Parcheggio Gratuito e la casella che conduce direttamente in galera senza passare dal via.

Nella scatola troviamo anche sei pedine diverse, tra le quali scegliere la nostra preferita, due dadi da sei facce, i contratti d’acquisto dei vari vicoli, delle vie, delle stazioni e delle società, le carte probabilità e imprevisti con vari accadimenti che possono influenzare il gioco, le case e gli alberghi in miniatura e i fac-simile dei soldi e della valuta corrente (prima c’erano le Lire, ora ci sono gli Euro).

Le regole sono molto facili. All’inizio un giocatore sarà scelto per svolgere anche il ruolo di banchiere, gestendo e distribuendo i soldi durante tutto il gioco. In partenza sarà suo dovere dare il capitale iniziale a tutti i partecipanti, in questo modo:

  • 2 Banconote da 500€;
  • 4 Banconote da 100€;
  • 1 Banconota da 50€;
  • 1 Banconota da 20€;
  • 2 Banconote da 10€
  • 1 Banconota da 5€;
  • 5 Monete da 1€;
  • 5 Contratti di proprietà, scelti a caso.

I contratti iniziali di proprietà, sono dei veri e propri asset aziendali di proprietà dell’imprenditore/giocatore e fanno parte del capitale stesso: prima dell’inizio del gioco, potremo (facoltativamente) venderli agli altri giocatori in cambio di denaro, dopo negoziazione.

Dopo queste preliminari azioni, i partecipanti lanceranno i dadi o utilizzeranno altri metodi (come la conta) per decidere chi inizierà per primo; in seguito i dadi consentiranno alle pedine rappresentanti i giocatori stessi, per muoversi lungo tutto il percorso, in modo simile al Gioco dell’Oca.

Lanciando i dadi, sposteremo la nostra pedina, sistemata sul Via, fino alla casella corrispondente alla somma dei numeri: se finirà su un terreno o una stazione, ovvero una società libera da proprietà, il giocatore potrà comprare pagando alla banca il valore ascritto sul contratto d’acquisto, oppure no.

Sul contratto sono presenti sia le tariffe di pedaggio a carico degli altri giocatori che finiranno sul nostro terreno, sia i costi per costruire case e alberghi con il listino tariffario corrispondente: difatti una terra infruttuosa costerà meno agli altri partecipanti, di un pedaggio da pagare su un lotto dove è stato costruito magari un albergo!

Oltre le proprietà acquisibili e le possibilità edificabili, ci sono delle particolari caselle contrassegnate dalle diciture “Imprevisti” e “Probabilità”, chiaramente riferibili a esternalità, eventi esterni, che possano inficiare o influenzare il gioco stesso e la sua dinamica principale: approcciandosi su queste caselle, il giocatore dovrà pescare la carta superiore dei corrispondenti mazzi (opportunamente mescolati e posizionati sulla plancia all’inizio del gioco) leggendo ad alta voce le indicazioni che possono essere positive o negative (incassare soldi o regali ovvero pagare tasse o finire in prigione).

Solitamente, se al lancio dei dadi si ottengono due numeri uguali, si ritirano: al terzo risultato consecutivo della stessa natura, si finisce dritti in prigione. Oltre questa possibilità, la prigionia è possibile se la pedina finisce all’angolo contrassegnato dalla dicitura plateale “Vai in Prigione!”; una volta in cella(l’altra casella raffigurata dalla gattabuia), dovremo stare fermi due turni, a meno di non pagare la cauzione, oppure utilizzare un cartoncino che ci consenta di uscire anticipatamente.

A ogni passaggio dalla casella del Via dovremo ritirare dei soldi dalla Banca (il doppio dell’importo, se il lancio dei dadi ci porta a finire proprio su di essa) e il gioco continuerà così, tra acquisti, pedaggi, costruzioni e tasse.

Se un giocatore resta senza denaro liquido, potrà ipotecare le proprietà possedute, ricevendo la metà del valore dalla Banca: il contratto d’acquisto dovrà essere girato e non produrrà più reddito se altri giocatori finiranno sul lotto stesso, fino alla restituzione del “prestito” alla Banca.

Alla fine trionferà chi avrà più fortuna, vista l’aleatorietà del famosissimo gioco da tavola, e chi saprà gestire meglio le finanze della propria impresa, evitando la bancarotta e imponendola ai concorrenti.

Storia del Gioco da Tavola

Monopoli è un gioco pubblicato in Italia dalla Editrice Giochi dalla sua nascita, nel 1935, fino al 2009, quando il marchio è stato nuovamente distribuito sul nostro territorio dalla Hasbro, riassegnando al gioco da tavola il nome americano originario, Monopoly.

Prendendo spunto dal concetto di monopolio economico, corrispondente al dominio di un mercato da parte di un singolo venditore in grado di controllarne le dinamiche, il famosissimo gioco da tavola è stato distribuito in più di 103 Paesi e stampato in 37 lingue. Secondo quanto ne sappiamo, dalla fonte del Guinness dei Primati, questo gioco da tavola sarebbe stato giocato da circa 750 milioni di persone, sin dalla sua nascita: primo tra tutti i giochi protetti da copyright.

Seppur l’origine del gioco sia assegnata a Charles B. Darrow, ingegnere disoccupato, in realtà la genesi del Monopoli è molto più antica e risale all’idea primordiale di una donna, Elizabeth Mage che, nel lontano 1903, volle creare uno strumento didattico che insegnasse la teoria dell’imposta unica, secondo la filosofia economica di Henry George.

Al tempo non c’erano di certo molti giochi da tavola, anzi, questi erano prodotti in pochi esemplari e copiati a mano tra i giocatori che li modificavano anche per semplificare il gioco stesso ovvero cambiarne totalmente i connotati: il brevetto depositato da Mage nel 1903, scadde l’anno successivo, ma rimase nella storia perché il disegno della plancia di gioco è molto simile a quello attuale: c’era la casella di partenza, contrassegnata dal pianeta terra, al cui passaggio era data una somma di denaro, la prigione, il parco pubblico e la casella “Vai in prigione”, oltre la 4 stazioni corrispondenti ai punti cardinali. Il nome era Landlord’s Game, proprio a sottolineare la connotazione elitaria dell’allora antenato del Monopoli.

La signora Elizabeth Mage, rinnovò e ripropose il suo gioco nel 1921, con modifiche anche sostanziali e due diverse edizioni: una molto vicina al primogenito e un’altra, modificata e influenzata dai cambiamenti che il gioco aveva avuto negli intendimenti di chi l’aveva utilizzato come base per creare dei cosiddetti spin-off. Il gioco cambiò nome in Auction Monopoly o semplicemente Monopoly.

Nel corso degli anni seguenti, il gioco, sempre basato sulla compravendita, subì molte variazioni e adattamenti  alle città cui si riferivano i nomi delle vie e nascono giochi come “Finance”(nome scelto perché, diversamente da Monopoly, era considerato più tutelabile); di amico in amico il gioco arriva, con altre modifiche, fino alla moglie di Charles Darrow, il primo a capirne le reali potenzialità e a vedere questa come un’opportunità imprenditoriale, introducendo ancora piccoli accorgimenti e brevettando una nuova versione chiamata proprio Monopoly.

Inizia la produzione vera e proprio, all’inizio artigianale del gioco e il boom di vendite richiama l’attenzione della Parker Bros. che acquisisce il brevetto da Darrow, acquistando anche gli altri due giochi simili, Finance e The Landlords’ Game, evitando possibili cause e procedimenti risarcitori futuri.

Tempo dopo, un certo Ralph Anspach costruì un altro gioco similare chiamato Anti-Monopoly e fu accusato dalla Parker di violazione dei diritti sul gioco, ma la causa non andò a buon fine perché si scoprirono i brevetti precedenti e Monopoli fu considerato un’invenzione non originale di Darrow, da cui era stato acquisito il brevetto.

In Italia, come anticipato, Monopoli fu distribuito all’inizio del 1935 in pieno periodo fascista e questo influenzò moltissimo il gioco stesso: il nome fu italianizzato e perse la “ypsilon” finale e le vie presenti nel gioco, corrisposero a vicoli e piazze famose di Milano(toponimi scelti da Emilio Ceretti), città dove risiedeva la ditta distributrice. La stessa personalizzazione è presente nei vari adattamenti in cui il gioco è distribuito: in molti paesi, si assumono e utilizzano i nomi di vie molto importanti delle principali città.

L’aspetto molto interessante dei toponimi utilizzati nell’edizione italiana è la caratterizzazione e tematizzazione riguardo i colori: il marrone identifica le vie frutto della fantasia di Emilio Ceretti, l’azzurro riguardava le montagne, il fucsia l’istruzione superiore, l’arancione corrispondeva al nome di artisti, il rosso ai navigatori famosi, il giallo e il verde riguardavano la storia imperiale di Roma e il viola definiva le cosiddette aree verdi: nell’edizione prima, in piena epoca fascista, la politica influenzò il gioco stesso, perché nei contratti rossi c’erano chiari riferimenti al casato regnante dei Savoia, e nei verdi al fascismo stesso.

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