Problemi sul Lavoro: Quando occorre l’Avvocato del Lavoro

Problemi sul Lavoro Quando occorre l'Avvocato del Lavoro

L’avvocato è quella figura di garanzia del diritto a tutela di chi voglia far valore i propri diritti in base alla giurisprudenza e alla normativa di riferimento; in quest’ottica, l’avvocato è un libero professionista che offre la propria consulenza, assistenza e rappresenti legalmente un soggetto che ne richiede l’aiuto conferendogli il mandato.

Per esercitare la professione, bisogna per forza sostenere l’esame di Stato ed essere iscritto nell’Albo professionale istituito nel lontano 1926; pur avendo caratteristiche di lavoro autonomo, vista la nuova disciplina Europea, è possibile costituire studi associati di professionisti anche appartenenti a differenti settori proprio a sostegno di un approccio globale alle esigenze di ogni cliente, sempre più crescenti, traversali e bisognose di diverse competenze e applicazioni, a partire dall’ausilio delle nuove tecnologie informatiche.

Al fine d’esercitare la professione, occorre ottenere il diploma di laurea in giurisprudenza, completando un percorso universitario di durata non inferiore ai quattro anni e svolgere un periodo di tirocinio almeno di 18 mesi presso un avvocato già abilitato alla professione da almeno cinque anni, sempre dietro consenso di quest’ultimo. Oltre il tirocinio, è obbligatorio seguire dei corsi di formazione per almeno 160 ore, prima di poter sostenere proficuamente l’esame di Stato.

L’ultima riforma del settore, con la legge del 247/2012, ha disciplinato molteplici contesti inerenti la professione: si sono incentivati i rapporti con le università per consentire i tirocini e il decreto successivo nel marzo 2016 n°70, ha resa manifesta la possibilità appannaggio di un avvocato di rappresentare sé stesso, nonché l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa a tutela delle responsabilità civili derivanti dall’esercizio della professione e un’altra assicurazione contro gli infortuni per sé e per i collaboratori, oltre l’indicazione di un aggiornamento continuo seguendo le modalità previste dal Consiglio Nazionale Forense.

L’avvocato, anche se esercita la professione in forma associata, non è un imprenditore e non può fallire: il suo unico obbligo concerne l’esercizio in modo diligente e serio, non il risultato finale e il suo compenso può essere negoziato tra i contraenti nella preliminare fase d’incarico, sempre però coerente con i principi stabiliti nel codice civile.

Il Diritto è del Lavoro è uno dei rami per i quali un avvocato può specializzarsi e concerne la disciplina degli aspetti attinenti il lavoro, i rapporti in essere e le tematiche connesse. Nata dopo la prima rivoluzione industriale, per sopperire alle lacune in termini di giurisprudenza, riguarda principalmente i rapporti tra i principali attori del lavoro, ossia datore, lavoratore, sindacati (in questo caso parliamo propriamente di diritto sindacale) e gli enti sociali e previdenziali (INPS, INAIL e altri); è un ramo che richiede ed è direttamente influenzato dalla scienza economica e dalla politica, occorrendo conoscere dinamiche inerenti per potersi correttamente interfacciare a tutela del soggetto interessato.

Le fonti principali del diritto del lavoro sono il Codice Civile, insindacabile almeno fino al 1970; la legge n° 300 del maggio di quell’anno stravolse completamente la normativa e uno dei grandi ideatori fu il giurista Gino Giugni. Successivamente il lavoro pubblico fu stravolto con il D.lgs. n°29 del 1993 e successivi, mediante il quale si privatizzò il diritto accomunandolo ai principi privati. L’ultima grande rivoluzione nel diritto, ci fu nel 2003, grazie al compianto giuslavorista Marco Biagi, a cui fu anche dedicata la Facoltà di Economia di Modena e la materia subì ulteriori aggiustamenti con il Jobs Act del Governo Renzi ed è tuttora oggetto di discussione e ammodernamento al fine di ottenere dei benefici economici occupazionali e sinergie con altri grandi interventi cui si prova a ricorrere (ultimo esempio, il Reddito di Cittadinanza, anche se non sono ancora chiare le conseguenze in ottica occupazionale e i benefici al riguardo).

Chi è l’Avvocato del Lavoro e quando è necessario

L’avvocato del lavoro è un professionista e profondo conoscitore specializzato in Diritto del Lavoro. Si occupa principalmente delle controversie nate tra i soggetti economici, siano essi dipendenti (o ex) e datori di lavoro, siano ricorsi nei confronti dei sindacati, siano vertenze generali dei lavoratori nei confronti di un’azienda.

L’avvocato del lavoro è anche molto utile se utilizzato quale consulente e assistente da un’impresa, sempre perché prevenire e ricorrere a un professionista in sede di redazione e preliminarmente, è una scelta che spesso si rivela proficua e dirimente, con un impatto molto superiore se la cosa avviene nelle aule dei tribunali italiani idonei, dove purtroppo i tempi si allungano a dismisura, provocando danni economici anche molto gravi per un imprenditore pragmatico per definizione.

Come già detto, il giuslavorista, altro modo per definire un esperto in questa disciplina, dovrà essere sempre aggiornato e competente per affrontare le dinamiche e le mutazioni molto veloci che si susseguono nel mercato del lavoro e nell’economia in generale.

Di cosa si occupa

Come detto, l’Avvocato del Lavoro assiste l’una o l’altra parte (lavoratore o datore) quando si ha una controversia solitamente di tipo economico o disciplinare, ossia nell’ambito di apertura o chiusura di un rapporto contrattuale lavorativo, anche dopo l’accadimento.

In linea generale, possiamo elencare brevemente i vari casi statisticamente rilevanti, nei quali interviene o può intervenire questa figura professionale con un ruolo ben definito:

  • Licenziamenti individuali o collettivi;
  • Trasferimento d’azienda o di ramo aziendale;
  • Stipulazione di Contratti di Lavoro;
  • Normativa sulla Sicurezza sul Lavoro e/o la Prevenzione degli Infortuni;
  • Lavoro autonomo e rapporti d’agenzia;
  • Contratti d’appalto;
  • Attuazione e contestazione Procedimenti Disciplinari;
  • Dimissioni per giusta causa;
  • Ricorsi causa Demansionamento o Mobbing;
  • Infortuni sul Lavoro;
  • Lavoro cosiddetto in Nero, non Regolarizzato;
  • Crediti da Lavoro.

Quando rivolgersi a un Giuslavorista

Il consiglio è sempre quello di rivolgersi a un avvocato del lavoro ovvero un giuslavorista, in tutti i casi indicati nell’elenco precedente e con i tempi giusti, evitando d’incorrere nella cosiddetta prescrizione, termine oltre il quale, per legge, il diritto non è più esigibile.

Chiaramente i tempi massimi entro i quali agire dipendono dalla natura del problema: nel caso di una opposizione dopo un licenziamento reputato illegittimo, avremo solo 60 giorni dalla notifica del licenziamento tramite lettera. Basterà inviare una comunicazione nella quale impugniamo quest’atto, d’accordo con il nostro avvocato del lavoro ed entro i 180 giorni successivi dovremo rivolgersi necessariamente a un tribunale o promuovere, in alternativa, un tentativo di conciliazione o arbitrato (le cosiddette vie stragiudiziali). Se il datore di lavoro si rifiuta di percorrere la strada stragiudiziale e non si raggiunge un accordo, dovremo assolutamente rivolgerci al tribunale entro 60 giorni dal mancato accordo o dal rifiuto manifesto, adendo le vie legali normalmente previste in questi casi.

Questo iter potrà sembrare stringente riguardo i tempi, ma spesso è obbligatorio in molteplici altre problematiche, non solo quando ci si oppone a un licenziamento: ad esempio, nel caso d’impugnazione del recesso di un committente per un contratto di collaborazione coordinata continuativa e a progetto (i cosiddetti Co.Co.Co o Co.Co.Pro.), oppure quanto vogliamo osteggiare la richiesta di trasferimento.

In tutti questi casi, consigliamo di rivolgersi subito a un professionista, evitando errori anche banali nella redazione dei documenti idonei a impugnare l’atto contro cui vogliamo agire, evitando vizi di forma che rendano annullabile il tutto o pregiudichino la causa stessa o la negoziazione in via conciliativa.

Controversie sul Lavoro

Un buon avvocato del lavoro ci consiglierà di adire tutte le altre opzioni possibili, prima di procedere per via legale, visti i tempi lunghi della legge e i costi connessi al tutto, compresa la sua parcella. La via stragiudiziale consente di procedere per gradi, cercando di trovare una soluzione sfruttando altri professionisti e mediatori capaci e pronti a trovare una mediazione conciliante.

L’iter possibile e plausibile è questo, sempre in riferimento alla natura della contestazione contro cui vogliamo intraprendere l’azione:

  • Conciliazione. Il primo tentativo è rappresentato da quest’istituto, sia in sede amministrativa (ad esempio presso le commissioni istituite presso la Direzione Territoriale del Lavoro), sia in sede sindacale (la procedura, in questo caso, è normata dai contratti collettivi del lavoro sottoscritti tra le parti). Il giuslavorista scelto da noi potrà assisterci sia consigliandoci nella scelta della sede, sia raccogliendo e preparando i documenti necessari a questa fase:
    • Lettera Assunzione;
    • Lettera Licenziamento o Dimissioni;
    • Buste Paga comprovanti il lavoro svolto e i pagamenti;
    • Altra Documentazione sul rapporto lavorativo.
  • Arbitrato. Questo istituto è alternativo al giudizio del tribunale ed è finalizzato a risolvere in via preliminare le controversie risolvibili ex ante, senza il bisogno di un giudice: avremo un soggetto terzo, imparziale, cui sarà rimessa la decisione finale. La scelta di questo soggetto è stabilita durante la conciliazione o dopo il tentativo, in accordo tra le parti in causa; solitamente la decisione finale cade sulla Commissione di conciliazione presente nella Direzione Territoriale del Lavoro che deciderà il da farsi, ma in alternativa l’arbitrato può aver luogo presso le sedi sindacali. Anche in quest’ambito, l’avvocato del lavoro ci consiglierà la sede opportuna e preparerà gli incartamenti congrui.
  • Tribunale. Se non si dovesse trovare un accordo nei due istituti descritti o se il soggetto chiamato in causa rifiutasse l’accordo, allora si dovrà obbligatoriamente ricorrere al Tribunale Ordinario come Giudice Unico del Lavoro. In primo grado avremo il giudice monocratico (unico) ,mentre se si ricorrerà in appello, la decisione spetterà alla Corte d’Appello della sezione Lavoro. A questo livello, la rappresentanza del giudice del lavoro sarà fondamentale.

Come Scegliere l’Avvocato del Lavoro

Le caratteristiche basilari che deve possedere un ottimo avvocato del lavoro e che comporteranno, molto probabilmente, la buona riuscita o no di tutto l’iter, sono molto semplici, ma anche altrettanto complesse e soprattutto, ricercate.

Il profilo del buon giuslavorista prefigura un avvocato che sia competente, sia aggiornato e abbia un’esperienza comprovata e concreta delle dinamiche reali presenti sui tribunali e nelle corti d’appello; oltre a queste caratteristiche indispensabili, servono anche caratteri irrazionali e difficilmente misurabili. Un ottimo avvocato deve essere appassionato e seguire ogni causa, anche la più insignificante, con dedizione, curando anche i dettagli, perché, come ben sappiamo, è nei dettagli che si annida il diavolo, detto originato dall’antinomico concetto secondo il quale era Dio che si annidava nei dettagli.

Nel diritto del Lavoro c’è in gioco, ancor di più, il benessere e la vita delle persone e ottenere il favore della Giustizia, può fare la differenza per le famiglie e per le imprese, i soggetti trainanti del nostro e di tutti i paesi del mondo, facendo pendere la bilancia verso il bene comune di cui l’avvocato del lavoro si rende paladino.

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