Marco Sbarbati, Intervista al Cantautore scoperto da Lucio Dalla

Lo staff di Esauriente ha raggiunto un grande artista, il cantautore Marco Sbarbati, il quale ci ha concesso un pò del suo tempo nonostante i numerosi impegni alla scoperta del suo talento vocale.

Marco Sbarbati, come si legge dalla sua biografia, è un cantautore, compositore e musicista italiano, scoperto da Lucio Dalla mentre si esibiva come artista di strada a Bologna. Nasce ad Urbisaglia, un piccolo paese in provincia di Macerata. Fin da piccolo mostra un forte interesse per il disegno e la musica.

All’età di 12 anni scrive le sue prime canzoni e nel 2006 conosce Spring Groove, una cantautrice americana che gli trasmette la passione per l’arte di strada, portandolo con sé in giro per il mondo. Un anno dopo si trasferisce a Bologna, dove incide i sui primi inediti e una sera, mentre suona in Piazza Maggiore, si accorge che tra gli ascoltatori c’è Lucio Dalla.

Quest’ultimo, colpito dalla sua esibizione, gli propone di inserire un suo brano nella colonna sonora del film AmeriQua, regia di Marco Bellone e Giovanni Consonni. La prima esperienza di Marco in uno studio di registrazione professionale avviene grazie a Bluey, il leader della band Incognito, nei suoi studi di Londra.

Marco ha aperto i concerti dei Marta Sui Tubi, Giuliano Dottori, Brunori Sas, Incognito, Jack Savoretti, fino a conoscere Elisa, che seguirà come opening act durante “L’anima Vola Tour” e chiudendo insieme a lei l’ultima tappa all’Arena di Verona. Nel 2013 registra un EP con Corrado Rustici, prodotto da Sugarmusic. Il primo singolo estratto “Backwards”, vince il premio “RadioAirPlay”, come brano emergente più passato dalle radio.

Al momento, Marco sta registrando per Icaro Records, il suo primo album di inediti con il produttore artistico Max Ficara. Uno dei brani è stato inserito dal Maestro Paolo Buonvino, nella colonna sonora della fiction di Rai Uno, “Tutto Può Succedere 2”.

Foto © Vanessa Illi

Cantautore, compositore e musicista italiano. Che cosa ricordi dell’incontro con Lucio Dalla nel periodo da artista di strada all’interno della città bolognese?

Di quell’incontro ricordo la sorpresa nel vedere Lucio tra la gente di Piazza Maggiore. Vedi un grande della musica italiana che si ferma ad ascoltarti mentre suoni in strada. Non tutti sarebbero venuti a parlarmi e invece lui mi ha guardato negli occhi e si è complimentato con me. Bologna in quelle serate era magica. Passavo ore a suonare in strada, anche quando faceva molto freddo. Ci scaldavamo con cioccolato al rum. 

La tua passione per la musica e le composizioni emerge sin da ragazzino all’età di 12 anni. Che cosa rappresentava e rappresenta tutt’oggi per te scrivere canzoni? Quali messaggi riesci a trasmettere?

Non so cosa trasmetto agli altri ma so che in determinati momenti della mia vita, sento l’esigenza di prendere la chitarra e scrivere delle cose. Le motivazioni sono tante ma quello che conta è che in quel momento soddisfo un mio bisogno, come mangiare o dormire. Scrivere forse è anche un modo per esorcizzare il tempo che passa, per lasciare qualcosa agli altri, come una fotografia. Se ci pensi, una canzone è un ricordo di noi che rimarrà per sempre. 

Per la maggior parte degli artisti dar vita alle proprie opere diventa un’esigenza, una dote innata che non può in nessun modo essere repressa. Sei d’accordo con tale affermazione?

Sono d’accordo e per questo motivo apprezzo molto chi scrive i propri brani. Una canzone nasce da una esigenza di raccontarsi, chi ti ascolta impara a conoscerti. 

Nel 2006 la cantautrice americana Spring Groove ha deciso di portarti in giro per il mondo all’interno dell’avventura della musica da strada. Una formazione a stretto contatto con il pubblico di più paesi ha arricchito il tuo bagaglio di conoscenze musicali?

Spring ha dato il via a tutto. Ha creduto in me da subito, mi ha spinto a fare musica e senza di lei non sarei qui a scrivere. Conoscere il mondo della musica di strada è stato utilissimo per capire chi ero e dove volevo andare musicalmente.

Mi ha fatto conoscere alcuni suoi amici artisti bravissimi. Dei veri e propri talenti indipendentemente dalla fama che sono riusciti a costruirsi. All’estero, in alcune occasioni, ho trovato una maggiore attenzione, da parte del pubblico, alla musica che non si conosce. 

Grazie a Lucio Dalla un tuo testo è stato inserito all’interno della colonna sonora del film ‘AmeriQua’, passando poi al tour ‘L’Anima Vola’ di Elisa. Il successo ha cambiato il tuo modo di vedere e proporre musica?

Non credo di aver avuto successo però ho avuto la fortuna di fare delle esperienze rare e bellissime, come il suonare all’Arena di Verona. Questo fa di me una persona fortunata ma non di successo. Se qualcuno mi guarda in strada non penso “mi ha riconosciuto?” piuttosto “avrò qualcosa nei capelli?”. 

Com’è nato il brano scelto per la  colonna sonora della fiction di Rai Uno, “Tutto Può Succedere 2”?

Ho scritto No One Cares a Genova, città in cui ho vissuto per un po’ di tempo. È un brano che a volte viene erroneamente considerato come triste, per via del titolo, tuttavia l’intero ritornello dice “no One Cares but you”. Ho portato la mia musica in tanti posti, stando spesso lontano da casa, tuttavia ho degli amici di vecchia data che sono sempre pronti a porgere una spalla nei momenti più duri. È questo il senso della canzone. 

Chi è veramente Marco Sbarbati nella vita privata?

Marco Sbarbati è un trentenne timido, confuso, che probabilmente tra dieci anni sarà meno timido ma ancora più confuso. 

Foto © Vanessa Illi

Il brano del tuo singolo “La mia casa alla fine del mondo” (feat. Erica Mou), non si riferisce ad un luogo fisico preciso ma agli affetti a cui tutti teniamo maggiormente, al viaggio intrapreso all’interno del percorso della vita. Che cosa rappresenta per te?

La Mia Casa Alla Fine Del Mondo è uno dei brani che preferisco. È il mio grazie a tutti i miei compagni di viaggio, amici e colleghi. La mia è una casa itinerante. 

Odiernamente sono diversi i giovani che hanno deciso di esibirsi per le strade, seguendo il tuo esempio. Pensi che sia cambiato il mondo della musica in quest’epoca moderna?

La strada è sicuramente è un ottimo modo per iniziare. Il mondo della musica non è solo cambiato, è stato stravolto ma ci vorrebbero ore per parlarne. Spero che i giovani riescano a farsi sentire, che gli spazi a loro disposizione aumentino.

Una radio che fa 6.000.0000 di ascoltatori non può limitarsi a mandare gli stessi 8 brani di artisti noti, a rotazione per 2 mesi. È necessario puntare anche sulla qualità delle nuove proposte anche se commercialmente sono deboli. 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per il momento il mio progetto è fare uscire il disco a cui lavoro da due anni. 

Ascoltando la tua voce non si può fare a meno di chiudere gli occhi e sognare. I cantautori moderni riescono ad ottenere il giusto spazio all’interno della moltitudine di generi trasmessi alla radio?

Assolutamente no. Il problema ha origini diverse, difficili da riassumere qui. Le canzoni nella maggior parte delle radio sono diventate dei tappabuchi tra un programma e l’altro, con lo scopo di non farti cambiare stazione. Prima la musica era la protagonista ora non più. Sono cambiati i tempi, la musica e il modo di fruirla ma le risposte a questo cambiamento per ora non sono state sempre positive, direi quasi mai. 

Sei stato paragonato spesso a Niccolò Fabi, ma quali sono i tuoi ‘miti’ musicali dai quali trai ispirazione?

Davvero? Per me è un onore. Il suo ultimo album è stupendo. Al premio Tenco ero tra il pubblico ad ascoltarlo. Sarebbe un sogno cantare un brano insieme a lui. 

I tuoi video musicali ti hanno portato in viaggio per il mondo alla ricerca degli scenari perfetti. Che cosa significa per te viaggiare?

Molti dei miei video sono stati girati nelle Marche (la mia regione) e in Umbria. Sono regioni bellissime che vorrei far conoscere tramite la mia musica. Viaggiare è una mia grande passione che mi ha insegnato la bellezza della diversità, l’inclusione, la tolleranza verso gli altri. In questo periodo consiglierei di viaggiare a moltissime persone…

La strada e il contatto diretto con il pubblico rimane ancora il tuo ‘palcoscenico’ preferito?

Il palcoscenico preferito del sottoscritto è quello in cui le persone hanno voglia di ascoltare e per questo motivo la strada per me rimarrà sempre un posto speciale. 

Foto © Vanessa Illi

Al termine di questa bellissima chiacchierata con Marco Sbarbati, un talento made in Italy per il quale andare orgogliosi, lo staff di Esauriente coglie l’occasione per ringraziare l’artista ma soprattutto la sua profonda umiltà, invitando i lettori ad accedere alla sua Pagina Facebook, alla Pagina Instagram, al suo Canale YouTube. 

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