Macbeth Film, trama, trailer e recensione

Tratto dal capolavoro di William Shakespeare, una delle più note tragedie scritte dal drammaturgo inglese, il film è uno degli adattamenti per gli amanti del Grande schermo. Parliamo di una pellicola del 2015 che, attraverso una riscrittura rigorosa, canonica, storicamente corretta ed esteticamente ammirevole, rappresenta una delle opere tra le più famose nel mondo dei cultori del genere e del pubblico in generale.

Nel libro, Shakespeare voleva drammatizzare i catastrofici effetti fisici e psicologici nei soggetti che ambivano a una posizione dominante nel mondo politico per il proprio interesse personale, il cui esito sfociava secondo l’auto in un gorgo inesorabile di errori e orrori, secondo una logica di karma tanto cara anche al mondo orientale. Macbeth è divenuto nel corso del tempo l’archetipo di un soggetto che brama il potere sfrenato e che non pensa alle conseguenze e ai pericoli di questo desiderio, finendo per esserne travolto.

Il film cerca di ripercorrere il medesimo racconto, innescando lo stesso messaggio che Shakespeare voleva veicolare nel 1623; un oggetto ancor oggi moderno come possiamo facilmente riscontrare in molti ambiti politici, nonostante i tempi abbiano cambiato le carte in tavola e le regole del gioco (pensiamo alla democrazia e alle nuove classi sociali).

La storia del film è molto complessa: Macbeth, guerriero d’indubbio valore, come altri nella storia, si lascia influenzare dalla bramosia del potere e ambisce a diventare il futuro re di tutta la Scozia, secondo tre profezie comunicategli da tre streghe, messaggi divinatori ai quali molti personaggi antichi erano legati e per i quali modificavano le proprie scelte e orientavano le proprie gesta.  Il guerriero Macbeth non è poi solo, ma è incalzato dalla presenza di una moglie che ne infervora ancor di più l’ambizione, cercando essa stessa gratificazione in questo nuovo ruolo prospettico di regina che già vede come suo.

Come ogni golpe che si rispetti, anche in questo caso Macbeth deve eliminare fisicamente il reggente in carica e dichiararsi re di Scozia; abbiamo quindi il movente e il nulla osta divino della profezia e la profanazione di una vita umana nella sua accezione più bieca, ovvero l’eliminazione dell’avversario politico.

Purtroppo la cosa non sarà semplice e Macbeth, dopo aver eliminato il re, inizierà a eliminare tutti gli avversari politici e i fantasmi che vedrà porsi davanti, considerandoli come un ostacolo alla sua ascesa e al compimento della profezia stessa. Fantasmi poiché il suo ruolo di assassino gli incuterà molti dubbi e paure e vedrà anche nella sua ombra un potenziale pericolo, vista l’ansia di raggiungere il potere.

Lady Macbeth, a quel punto, comprenderà di aver consentito al marito di oltrepassare un confine psicologico dal quale sarebbe stato impossibile tornare indietro e finirà con il morire, probabilmente suicida; la scena nella quale cerca di lavarsi le mani dal sangue immaginario delle persone trucidate dal marito è molto emblematica.

Naturalmente non possiamo sintetizzare la trama di uno dei capolavori di Shakespeare in poche righe e nemmeno il film può comprendere tutte le dinamiche indagate dal suo autore nei secoli addietro, ma possiamo assolutamente affermare che questo settimo adattamento cinematografico di Macbeth sia un contributo significativo. L’idea stessa di conservare, nonostante lo scarso tempo, i dialoghi originali dell’opera, rende ancor più valido il lavoro del regista Kurzel.

L’interpretazione di Macbeth fatta da Michael Fassbender, riesce a comunicare con il linguaggio del corpo le innumerevoli sfaccettature dell’opera teatrale, inducendo lo spettatore nel soffermarsi sullo sguardo del protagonista. L’idea di guardare gli occhi per visionare le immagini e soprattutto le sensazioni derivanti dalla storia e dalla trama è classicamente stupenda: nella logica degli occhi come specchio dell’anima.

Le personalità molteplici di un personaggio così poliedrico come Macbeth sono attentamente sviscerate da una sapiente sceneggiatura dell’opera; in lui convive un bambino impaurito soggiogato alla moglie, come quando rimane svuotato dopo aver assassinato il reggente, un eroico combattente incurante della paura fino all’arrampicatore sociale assetato di potere e al despota tiranneggiante.

La moglie, interpretata divinamente da Marion Cotillard è una donna dai tratti del viso angelici, ma dall’animo corrotto da un desiderio di maternità impossibile; grazie al potere della sensualità, rende il marito schiavo del proprio volere prima e poi del potere poi, rendendosi conto solo alla fine del prezzo da pagare. Molto simile al personaggio della Monaca di Monza manzoniana, sia Lady Macbeth, sia Macbeth stesso sono personaggi in cerca di se stessi, soggiogati da altri e, in fondo, fragili: umani quindi.

I fantasmi che dovrebbero tormentare il regista del film Justin Kurzel, invece, sono quelli di Orson Welles, Akira Kurosawa e Roman Polanski che hanno, prima di lui, adattato l’opera al grande schermo. Nonostante questi grandi e altisonanti nomi, il film di Kurzel resta oggettivamente corretto e d’indubbio senso estetico, narrando l’opera in maniera rigorosa e puntuale.

I costumi rigorosamente del tempo e le ambientazioni sobrie e realistiche, coinvolgeranno lo spettatore proiettandolo in un’altra epoca, un altro tempo e un altro luogo, attraverso paesaggi nebbiosi e lugubri, tipici della realtà scozzese e delle superstizioni connesse alle streghe e al mondo dei fantasmi in generale. Le interpretazioni di due mostri sacri, Fassbender e Cotillard, figli della grande tradizione teatrale inglese, di cui Shakespeare è stato padre fondatore, faranno il resto.

Gli amanti della lettura troveranno le medesime sensazioni scoperte nel libro, mentre i cinefili veri e propri, potranno riscoprire tematiche e dinamiche non conformi e usuali, ma di un certo gusto.

Trailer

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