Lingua Bianchissima, Cause e Rimedi

La lingua, così come il cuore, è un muscolo molto importante per il nostro corpo e che occupa gran parte del cavo orale. La lingua, insieme all’olfatto, è legato al senso del gusto; grazie a questa, possiamo percepire i diversi sapori, tramite le papille presenti nelle varie sezioni del muscolo stesso, adibite a questa finalità.  Le papille presenti sulla lingua sono quelle filiformi, fungiformi, circumvallate e foliate e consentono di percepire, attraverso i calici gustativi inseriti nelle ultime tre categorie, le varie sensazioni sensibili associate ai differenti sapori quali il:

  • Dolce;
  • Amaro;
  • Acido o aspro;
  • Salato;
  • Umami, in giapponese, saporito, indicante specificatamente il gusto relativo al glutammato monosodico.

La lingua, alla pari degli occhi, è anche lo specchio del benessere psico-fisico e della salute dell’individuo, in particolar modo legata all’apparato digerente e respiratorio, ma non solo.

Nel particolare caso riscontrassimo una colorazione biancastra sulla lingua, ovvero vedessimo la stessa ricoperta da un velo chiaro, potremo parlare di condizioni a volte fisiologiche, altre patologiche, legate a differenti cause.

Nel caso di una lingua bianca, le possibili cause potrebbero essere le seguenti:

  • Aver utilizzato prodotti particolari per l’igiene orale o comunque contenenti dei coloranti;
  • Essere disidratati o avere una salivazione insufficiente, anche conseguenza dell’assunzione di alcuni farmaci o di elementi contestuali come una febbre alta;
  • Avere carenze nutrizionali da compensare con un’alimentazione adeguata o attraverso l’assunzione di integratori;
  • Avere residui alimentari nel cavo orale ed essere quindi soggetti a proliferazione delle colonie batteriche, naturalmente presenti nella nostra bocca;
  • Avere iperventilazione della bocca;
  • Essere soggetti a un’infezione;
  • Essere gravati da una malattia dermatologica autoimmune, nel qual caso il sistema immunitario del corpo attacca i tessuti sani;
  • Avere delle lesioni della cosiddetta mucosa presente in questi particolari tratti del corpo.

Non abbiamo certo la pretesa con quest’articolo di sciorinare materiale informativo medico e di sostituirci al personale competente, professionisti seri del settore, ma vogliamo solo fornire considerazioni generali per incentivare il lettore stesso nella ricerca di informazioni sempre più profonde, in modo da non sostituire il medico stesso o il personale sanitario preposto, anzi, agevolando il lavoro di quest’ultimo.  Consigliamo sempre chi legge, soprattutto se preoccupato da questi sintomi, di rivolgersi al proprio medico di fiducia, forte dei contenuti assimilati anche grazie a quest’articolo, non esaustivo, né tanto meno complementare ai trattati medici di riferimento.

Cosa Fare

Dobbiamo, innanzitutto, accertarci del fatto che la lingua biancastra non sia solo il frutto di una reazione fisiologica normale ovvero sia il segno clinico di qualcosa di più importante e degno d’attenzione e indagine. Il consiglio, come sempre, è quello di rivolgersi al medico, anche se possiamo iniziare a individuare autonomamente alcune cause possibili tra quelle elencate di seguito.

Dovremo quindi accertarci di non utilizzare un particolar tipo di collutorio dopo il lavaggio dei denti, per l’igiene di tutto il cavo orale: i prodotti contenenti perossido d’idrogeno, infatti, possono provocare un leggero imbiancamento della lingua.

Dovremo aver cura di pulire accuratamente la bocca dopo ogni pasto, almeno 20 minuti dopo, evitando l’accumulo latente di residui alimentari tali da causare reazioni fisiologiche interne al cavo orale stesso.

Bisognerà incentivare la salivazione al fine di escludere questa potenziale causa, applicando le tecniche più comuni allo scopo:

  • Masticando una gomma da masticare, il cosiddetto chewing-gum;
  • Assumendo bibite o cibi che siano prodromi all’aumento della salivazione (di cui parleremo nei capitoli successivi).

Per escludere la possibile causa della ventilazione, occorrerà curare le patologie o le complicazioni anatomiche che impediscano la corretta  ventilazione dal naso; ad esempio le riniti o la presenza di adenoidi da asportare chirurgicamente se il caso.

Dovremo, anche mantenere le mucose orali umide e non consentire l’irritazione dei tessuti: per far questo, occorrerà semplicemente sorseggiare poca acqua, un po’ per volta. Sarà inoltre importante tenersi generalmente idratati a sufficienza, bevendo in modo moderato ma continuo.

Per escludere la presenza di patologie come causa di questo fenomeno sintomatologico, sarà necessario curare quelle che inducono la perdita di liquidi, come la febbre, il vomito o la diarrea.  Dovremo, inoltre, limitare o compensare la stessa perdita di liquidi dovuta alla sudorazione o a un’iper-sudorazione indotta da qualsivoglia causa.

Occorrerà assumere una varietà di cibi e finanche vitamine per eliminare la possibile causa connessa a carenze alimentari.

Infine, dovremo rivolgerci necessariamente al medico, se pensiamo di essere soggetti a fattori patologici anche molto importanti, tra i quali citiamo:

  • Infezione da Candida albicans, la cosiddetta candidosi orale. Trattandosi di un fungo, occorrerà un antimicotico prescrivibile solo previa visita e ricetta medica.
  • Dermatosi infiammatoria cronica, detta lichen planus. Per curare questa patologia, sarà necessario assumere dei farmaci antinfiammatori, antistaminici e retinoidi, sempre dopo visita dal medico.
  • Leucoplachia, una lesione benigna della mucosa orale. In questo particolare caso, la cura cambia secondo la causa che ha lesionato la parete di tessuto(può essere un trauma, un irritazione dovuta a spigoli di denti cariati o scheggiati, apparecchi, carenze nutrizionali, anemia, allergie, infezioni e assunzione di farmaci immunodepressivi o immunodepressione dovuta a cause patologiche): il consiglio è comunque quello di smettere di fumare e ridurre gli alcolici. Se la lesione diventa maligna ed evolve in una formazione tumorale, sarà necessaria asportarla chirurgicamente: a tal fine si prega il lettore di sottoporsi a controlli ripetuti e monitoraggi finalizzati alla circoscrizione del pericolo e all’intervento repentino.

Cosa NON Fare

Le regole di quello che, viceversa, non bisogna fare quando ci accorgiamo di avere la lingua biancastra ovvero coperta da una leggera pagina, sono semplici e chiare:

  • Non bisogna trascurarsi se la lingua presenta materiale organico simile alla ricotta, delle vesciche o alterazioni evidenti di qualsivoglia colore: non allarmarsi, ma recarsi da un medico specialista.
  • Evitare di farsi prendere dall’ansia e dalla preoccupazione, generando comportamenti ipocondriaci: molto spesso le madri si preoccupano eccessivamente trovando questa condizione nella propria prole. Bisogna mantenere la calma, perché sovente si tratta di condizioni facilmente reversibili e non croniche o patologiche.
  • Evitare di trascurare l’igiene orale, che è fondamentale per tutti gli elementi che fanno parte della bocca, lingua compresa. Ricordando che la bocca è l’inizio del processo digerente, insieme alla masticazione.
  • In caso di bocca secca, non si devono seguire comportamenti che riducano ancor di più la salivazione, viceversa tentando d’incentivarla.
  • Sempre connesso al fenomeno precedente, non bisogna sottostare ai fenomeni che riducano ancor di più la disidratazione della bocca, continuando un allenamento senza curarsi del fenomeno, ma altresì, vanno assunti liquidi.
  • Non bisogna consumare cibi e bevande che favoriscano la disidratazione generale, dei quali parleremo nel successivo capitolo.
  • Non bisogna assumere farmaci diuretici, i quali favoriscono la diuresi e riducono i liquidi interni al corpo, aumentando la disidratazione.
  • Non si devono trascurare patologie e complicazioni anatomiche a carico dell’apparato respiratorio superiore e in particolar modo, alla struttura nasale, procurate da rinite, adenoidi, et similia.
  • Non si deve, altresì, trascurare le situazioni febbrili e le condizioni che inducano la perdita di liquidi, come il vomito e la diarrea.
  • Non si devono ignorare possibili manifestazioni di eventuali carenze nutrizionali, perseguendo una dieta squilibrata e insensata, ma occorre cognizione di causa: l’alimentazione è fondamentale per il nostro corpo, al pari della respirazione.
  • Se abbiamo una patologia diagnosticata, come la Candida albicans, allora non si deve trascurarne la sintomatologia, ma va curata con i medicinali prescritti.
  • Se soffriamo di dermatosi infiammatora cronica, altresì denominata lichen planus, non dobbiamo trascurarla, curandola con i farmaci.
  • Se ci hanno diagnosticato una leucoplachia, non dobbiamo:
    • Continuare a fumare;
    • Causare irritazione e traumi ai danni della mucosa;
    • Non curarci dalla sofferenza ematologica dovuta ad anemia;
    • Non curare attacchi allergici, infezioni e l’immunodepressione.

Cosa Mangiare

Come abbiamo anticipato, è molto importante l’alimentazione sia come attività fisiologica vera e propria, sia nel compensare e “curare” la comparsa di manifestazioni  di effetti esterni che probabilmente il corpo attua per comunicare proprie esigenze interne.

Secondo la causa scatenante della lingua biancastra o bianca, possiamo utilizzare l’azione di alimentarsi in concomitanza al nesso.  Se la colorazione particolare della lingua è provocata da una iposalivazione, una carenza di salivazione prodotta dalle ghiandole preposte, può essere utile:

  • Masticare una gomma americana, un chewing-gum;
  • Sorseggiare limonata o tisane a base di erbe officinali.

Se, invece, la manifestazione è provocata da una disidratazione generale, il consiglio della nonna, sempre molto pratico, è quello di bere frequentemente, soprattutto acqua ricca di minerali e non oligominerale, la quale invece favorisce la diuresi. Oltre a questo, si possono consumare cibi che presentano una medio-alta concentrazione di H2O, di solito quelli freschi e non lavorati (pensiamo alla frutta e agli ortaggi) e, in ultima istanza, ricorrere alle bevande isotoniche, quelle utilizzate da chi fa attività fisica e vuole reidratarsi in modo rapido e con un buon carico di energia. Le bevande isotoniche, infatti, contengono fluidi, elettroliti e tra il 6 e l’8% di carboidrati.

Se la disidratazione è una conseguenza di condizioni particolari, quali vomito e diarrea, allora occorrerà prestare particolare attenzione a ciò che si assume attraverso il cavo orale:

  • Durante le fasi acute di vomito, sarà nostra cura prediligere cibi secchi al fine di assorbire i succhi digestivi che altrimenti risalirebbero l’esofago, comportando lesioni e danni a volte anche irreversibili. Solo in un secondo tempo, dovremo compensare la perdita di liquidi, assumendone.
  • Bisognerà assumere cibi particolari per fermare il vomito; ad esempio la radice di zenzero, dall’aroma particolare e dalle caratteristiche curative peculiari.
  • Sono consigliati cibi cosiddetti astringenti come il limone, le banane acerbe, le nespole, la farina di carrube e il tè, ovvero quegli alimenti che inducono vasocostrizione e una blanda azione antinfiammatoria.
  • Occorrerà consumare cibi con poche fibre, appartenenti al I e II gruppo fondamentale degli alimenti e quelli vegetali raffinati o sbucciati.
  • Mangeremo cibi altamente digeribili, cotti mediante sistemi particolari (affogatura o bollitura, a vapore, vasocottura, con microonde, al cartoccio oppure in padella a fiamma moderata).

Se la causa scatenante è un’anemia riconosciuta e certificata nel soggetto che manifesta questo disturbo, può essere utile utilizzare questi particolari alimenti:

  • Quelli contenenti alte concentrazioni di ferro, soprattutto della categoria EME e ferroso (2+). Citiamo, a titolo esemplificativo:
    • Il taglio muscolare della carne equina, bovina, suina, aviaria, il pesce o i molluschi interi(comprese le lumache di terra), i crostacei interi, etc.
    • Le uova, soprattutto il tuorlo, ricco di componenti essenziali alla vita.
    • Le frattaglie e il cosiddetto quinto quarto: parliamo delle ghiandole endocrine come la milza e il fegato, ma sono considerevolmente utili anche il midollo, il diaframma e soprattutto il cuore di un animale.
  • Quelli in cui è alta la quantità intrinseca di Vitamina C, di acido citrico e di fruttosio, lo zucchero prodotto dalle piante e accumulato nella frutta. Parliamo di:
    • Frutta dolce e acidula, come sono i limoni, i pompelmi, le arance, i mandarini, la clementina, i kiwi, le ciliegie, le fragole e tutti i fronti a colorazione rossa o arancione.
    • Ortaggi e tuberi come il prezzemolo, il peperone, la lattuga, gli spinaci, il radicchio, il broccolo, il pomodoro, la patata e tanti altri.
  • Quelli ricchi di vitamina B12, la cosiddetta Cobalamina, tra cui annoveriamo i medesimi alimenti già citati in precedenza, fonte di ferro EME.
  • Quelli in cui è presente l’acido Folico che si fa assumere anche alle donne in stato interessante per le note proprietà, meno conosciuto con la sigla B9. A questa categoria appartengono il fegato, gli ortaggi come i pomodori, la frutta dolce tra la quale citiamo l’arancia e le mele, e i legumi (i fagioli, etc.).

Purtroppo la Vitamina C, altresì detta acido ascorbico e l’acido folico, sono molecole che si degradano alle alte temperature, in gergo tecnico definite termolabili; se cuociamo i cibi che ne contengono delle quantità, questi le perderanno, quindi il consiglio è di assumerli in gran parte crudi.

Tuttavia la cottura non è sempre una pratica negativa, anzi: alcuni principi antinutrizionali, come i fitati e gli ossalati, si degradano proprio durante l’escursione termica. Negli alimenti come le leguminose, i cereali integrali, gli spinaci, il rabarbaro et similia, si dovrà prima procedere a cottura proprio per disperdere nell’aere questi elementi.

Alcuni alimenti hanno anche proprietà di contrasto preventivo all’insorgenza di una particolare patologia che si manifesta anche nella colorazione biancastra della lingua, la leucoplachia. Si ritiene, infatti, che una buona dose di antiossidanti vitaminici, polifenolici e minerali, agiscano in contrasto all’insorgere di questa patologia, una vera e propria lesione del cavo orale e/o della lingua. In breve descriviamo le categorie di antiossidanti degne di nota:

  • Vitaminici: i carotenoidi (come la provitamina A), la vitamina C e la E sono quelle ad alta azione antiossidante. I primi sono contenuti, come dice la parola stessa, negli ortaggi come le carote, di solito arancioni o tendenti al rosso, nei frutti rossi appunto o quelli arancioni come le albicocche, il peperone, il melone, le pesche, la carota, la zucca, i pomodoti e altri; in minima parte anche nei crostacei e nel latte animale che assumiamo. La vitamina C è invece tipicamente insita nella frutta acidula e in alcune verdure; pensiamo alle arance spesso connesse nel nostro immaginario a questa componente, ai limoni, ai mandarini, ai pompelmi, ai kiwi, ai peperoni, al prezzemolo, alla cicoria, alla lattura, ai pomodori, ai cavoli e in altri. La vitamina E, infine, è riscontrabile più difficilmente: di solito si trova nella porzione lipidica di molti semi e negli oli derivati dall’utilizzo di questi (germe di grano, germe di mais, sesamo, kiwi, vinaccioli e altri).
  • A questa categoria associamo lo zinco e il selenio, il primo contenuto soprattutto nel fegato, nella carne, nel latte e nei suoi derivati come il formaggio, la ricotta, etc e in alcuni molluschi bivalvi (ostriche sopra gli altri). Il secondo elemento, invece, lo ritroviamo nelle carni, nei prodotti della pesca, all’interno del tuorlo d’uovo, altresì nel latte e derivati e negli alimenti arricchiti dall’elemento: pensiamo alle patate che vediamo al supermercato con la dicitura “ricche di selenio”.
  • Qui, invece, parliamo dei cosiddetti fenoli semplici, dei flavonoidi e dei tannini. Tutti elementi riscontrabili negli ortaggi che ne sono ricchissimi (cipolla, aglio, etc.), nella frutta (agrumi, ciliegie, etc.) e nei semi relativi (melograno, uva, frutti di bosco, etc.), nel vino, nei semi da cui si ricava l’olio, ne, nel caffè, nel tè, nel cacao, nelle leguminose e nei cereali integrali, tanto per citarne solo alcuni.

Cosa NON Mangiare

Dopo aver visionato e descritto analiticamente gli alimenti da assumere in caso di lingua biancastra, secondo la causa riscontrata, parliamo ora di ciò che, viceversa, non va assunto assolutamente. Dovremo evitare perentoriamente:

  • Gli alcolici. Questi aumentano la disidratazione globale poiché le molecole dell’alcool intossicano e inglobano le molecole d’acqua interne al corpo, peggiorando il metabolismo delle cellule e limitando l’efficacia dei farmaci.
  • Alimenti ricchi di sodio, quello contenuto nel sale da cucina, un minerale che tende a idratare le mucose della bocca. Dobbiamo evitare di assumere i cibi sotto sale, in salamoia, i salumi, i formaggi stagionati e gli snack confezionati.
  • Gli alimenti integrali, solitamente poco digeribili e che stressano il nostro apparato digerente, i lassativi, i latticini, quelli contenenti glutine se siamo intolleranti o abbiamo la celiachia, in caso di diarrea.
  • Se, invece, stiamo soffrendo di conati di vomito, allora dovremo evitare le pappe acquose, quelle poco digeribili anche in questo specifico caso, le porzioni abbondanti e tutto ciò che possa gravare sul corretto funzionamento del nostro apparato digerente.
  • Se soffriamo di anemia, sarà cura nostra evitare l’assunzione di alimenti poveri o impoveriti di ferro EME e ferroso 2+, quelli contenenti la vitamina C, l’acido folico e la cobalamina. Dovremo inoltre guardarci dai cibi con troppe fibre, quelli con troppi tannini (vedasi vino e derivati), quelli con concentrazioni eccessive di elementi quali fitati, ossalati e calcio.

Rimedi Naturali

Esistono, oltre i farmaci cui spesso abusiamo nella nostra vita quotidiana, a volte anche incautamente, dei classici rimedi naturali, tramandati oralmente e sperimentati nella storia del genere umano. Contro la candida orale, ad esempio, possiamo utilizzare:

  • Piante ad azione adattogena, immunostimolante in grado di promuovere e favorire a livello sistemico la difesa immunitaria stessa, contro il fungo. Citiamo l’Uncaria tomentosa, la famosa Echinacea purpurea e la Curcuma longa, famosissima e presente spesso nelle nostre cucine.
  • Risciacqui della panacea, la camomilla, vera erba officinale in grado di allievare e lenire il dolore e l’irritazione, oltre ad avere altre proprietà molto significative.

Contro il lichen planus, invece, potremo utilizzare dei semplici gargarismi miscelando acqua e bicarbonato di sodio.  Generalmente, invece, esistono alcuni rimedi della nonna che sono dei cosiddetti sempreverde e ai quali possiamo ricorrere senza paura alcuna:

  • Il Nettalingua. Uno strumento della tradizione ayurvedica, quindi assimilabile alla filosofia New Age, in grado di ripulire la lingua, presente sul dorso di molti spazzolini moderni in un concept un po’ diverso, ma con funzionalità simili. In base alla tradizione indiana, la patina bianca sarebbero semplicemente delle tossine da rimuovere sistematicamente e perentoriamente prima che vengano assorbite dal corpo.
  • Oil Pulling. Semplici risciacqui con olio alimentare o con il mitico Olio 31, finalizzati a ridurre la proliferazione batterica. Si può utilizzare prima del Nettalingua in un rapporto sinergico d’efficacia.
  • Aloe Vera e Spezie. Sono oramai note le innumerevoli proprietà curative, antinfiammatorie e antibatteriche dell’aloe, oltre che l’attività antifungina che più ci interessa in questo contesto. Basterà miscelare in un po’ d’acqua l’aloe diluita o pure insieme a una o più spezie e procedere ai gargarismi. Anche in questo caso, va utilizzato prima del Nettalingua.

Cure Farmacologiche

Pur non volendo anteporci al medico curante, diamo un assaggio di quelli che sono i principi attivi maggiormente utilizzati dalla farmacopea per la cura di alcune patologie molto fastidiose ed estramente sgradevoli nelle loro manifestazioni esterne.

Per curare la candida, ci sono questi famaci:

  • Itraconazolo, ad esempio lo Sporanox compresse. Appartenente alla categoria dei farmaci azolici ad uso sistemico, da assumere per via orale.
  • Amfotericina B (esempio Abelcet) e Nistatina (Mycostatin), appartenenti ai farmaci polienici, ottimi per la cura della candidosi sistemica.
  • Cancidas (Caspofungin) e Mycamine (Micafungin), dai nomi molto indicativi. Sono dei farmaci cosiddetti echinocandine, poiché agiscono nel corpo umano, combattendo le infezioni da Candida e da Aspergillus, un noto fungo utilizzato anche per la preparazione di antibiotici.

Per curare il lichen planus, viceversa, esistono particolari categorie di prodotti, alcuni dei quali appartenenti alla classe degli antinfiammatori veri e propri:

  • I costicosteroidi, da applicare come unguento o pomata ovvero da assumere per via orale. Grazie a questi complessi medicinali, sarà possibile ridurre l’infiammazione annessa alla patologia, ma dovremo assumerli con cautela, soprattutto nel caso fossimo diabetici o avessimo una qualche altra tipologia metabolica sistemica.
  • Antistaminici, sempre per le note proprietà antinfiammatorie.
  • Retinoidi, applicabili in forma di pomata, rappresentano la versione sintetizzata dall’uomo della vitamina A, le cui proprietà rigenerative e corroboranti del tessuto esterno, la pelle, sono ormai note.

Prevenzione

Dopo aver letto delle varie cause che possono creare questa pigmentazione bianca sulla nostra lingua, passiamo ora a parlare della prevenzione, ricordando al lettore che prevenire è molto meglio che curare, come diceva l’antico motto pubblicitario. A tal fine, dobbiamo inquadrare l’eziologia della manifestazione, la causa scatenante; in via generale possiamo porre in atto delle azioni positive per la salute e il benessere dell’intero cavo orale. In breve, sarà necessario:

  • Avere una buona igiene orale, lavandosi i denti dopo 30 minuti dal consumo del pasto, utilizzando correttamente lo spazzolino dall’alto verso il basso e acquistando quello moderno nel cui dorso sono presenti delle appendici per pulire la lingua. Dopo aver eseguito la pulizia meccanica della bocca, potremo anche assumere un collutorio in grado di ridurre la formazione della cosiddetta placca batterica. Facendo attenzione al fatto che, a volte, anche il collutorio stesso può essere responsabile dello sbiancamento della lingua.
  • Mantenersi idratati.
  • Evitare la disidratazione, limitando sforzi eccessivi, l’utilizzo di diuretici, come il Lasix e l’abuso di alcool.
  • Curare eventuali patologie a carico del setto nasale per garantire una corretta ventilazione, ricorrendo al parere di un chirurgo, se necessario l’intervento.
  • Mangiare in modo corretto, seguendo una dieta variegata, meglio se mediterranea e stando attenti alle eventuali carenze di ferro, acido folico e vitamina B12, quest’ultima responsabile anche di talune depressioni di origine metabolica.
  • Prevenire le infezioni dovute alle lesioni da candida: purtroppo questa è una malattia venerea, quindi ci si contagia spesso in seguito ad attività sessuale. Una donna in stato interessante dovrà evitare di contrarre la candida vaginale per evitare di trasmetterla direttamente al nascituro, con conseguenze anche spiacevoli.
  • Prevenire il lichen planus, perché può essere spesso concomitante ad altre alterazioni:
    • Epatite C. In questo caso, lo sviluppo di questa lesione è secondario.
    • Se siamo molto allergici ad alcuni elementi, è possibile riscontrare dei benefici limitando l’esposizione ad essi, sia dal punto di vista dell’allergia vera e propria, sia per quanto riguarda il lichen planus stesso.
    • Il lichen planus potrebbe essere anche conseguenza dell’assunzione di un determinato farmaco e occorrerà sospenderlo perentoriamente.
  • Prevenire la leucoplachia. Per far ciò, sarà un’ottima cosa:
    • Smettere di fumare e ridurre il tabagismo.
    • Non assumere per niente o poco alcool etilico.
    • Arricchire la propria dieta con cibi e bevande ricchi di antiossidanti.

Trattamenti Medici

Sempre con pieno rispetto dei ruoli e consigliando al lettore di rivolgersi al proprio medico di fiducia e ad uno specialista, diamo anche un certo spazio ai trattamenti medici che di solito sono posti in opera per limitare le cause della lingua bianca e ridurle a zero.

Il primo trattamento riguarda, naturalmente, la chirurgia, la branca della medicina più importante, quella a più alto tasso d’efficacia e d’efficienza d’intervento. La chirurgia, interessa la lingua bianca su due diversi fronti, finalizzati alla cura e all’asportazione, rimozione, di vere e proprie lesioni non più trattabili con i farmaci o con la dieta:

  • Nel caso appurassimo come causa scatenante di tale manifestazione una ventilazione nasale insufficiente, potremmo venire indirizzati durante una visita da un otorinolaringoiatria, ad interventi quali adenoidectomia, settoplastica e la riduzione dei turbinati. Grazie alla cosiddetta plastica, il rimodellamento mediante diverse tecniche applicate, delle strutture disposte allo scopo respiratorio, potremmo migliorare la ventilazione nasale e ridurre così la secchezza della bocca.
  • Rimozione di una lesione dovuta a leucoplachia che si è evoluta in un tumore più o meno grande. In questo caso l’intervento è necessario e può salvarvi anche la vita.

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