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Il ministro Savona sull’uscita dall’Euro: “Non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del cigno nero, lo shock”

Il ministro Savona sull'uscita dall'Euro Non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l'arrivo del cigno nero, lo shock

Nel corso delle audizioni per le commissioni di Camera e Senato, il ministro degli Affari europei Paolo Savona, si è soffermato sulla possibilità di un’uscita dall’euro al fine di potersi tenere “pronti” nell’eventualità di decisioni assunte da terzi.

La posizione del ministro degli Affari europei Savona, dirottata in precedenza dalla formazione del Governo tra Lega e Movimento 5 Stelle, barattata alla presidenza del Consiglio da parte di Giuseppe Conte sostenuto da Luigi Di Maio, Matteo Salvini e infine approvata dallo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella, appare oggi del tutto chiara.

“Bisogna essere pronti non ad affrontare solo la normalità, ma il famoso cigno nero perché uno shock straordinario devi essere pronto ad affrontarlo” ha affermato Paolo Savona. “Siamo tutti d’accordo, anche gli economisti tedeschi, che nel 2008 l’Europa non era preparata”.

Secondo lo stesso ministro degli Affari europei Paolo Savona l’argomento centrale si sposterebbe all’interno del Piano B, nell’eventualità di un’uscita dal sistema monetario dell’Euro.

“Potremmo trovarci in una situazione nella quale non saremo noi a decidere, ma saranno altri. Per questo dobbiamo essere pronti a ogni evenienza. La mia posizione del piano B che ha alterato la conoscenza e l’interpretazione delle mie idee, è essere pronti a ogni evento.

Mi recherò da Draghi appena terminato questo incontro. Prima volevo che la mia azione godesse della legittimazione democratica” ha inoltre sottolineato il ministro Savona.

“Se alla Bce non vengono affidati compiti pieni sul cambio, ogni azione esterna all’Eurozona si riflette sull’euro senza che l’Unione europea abbia gli strumenti per condurre un’azione diretta di contrasto.

L’assenza di pieni poteri della Bce sul cambio causa una situazione in cui la crescita dell’economia dell’Eurozona risulta influenzata, se non determinata, da scelte o vicende che accadono fuori dall’Europa”.

Il ministro degli Affari europei ha inoltre risposto alla accuse di chi lo ha ritenuto responsabile dell’aumento dello spread: “Sarei felice di governare lo spread, lo farei in senso opposto ma non coinvolgetemi in queste banalità Sono banalità irrilevanti, io non rappresento nessuno. Dicono che stiamo vivendo al di sopra delle nostre risorse, non è vero: stiamo vivendo al di sotto delle risorse, a causa dei vincoli UE”.