Esauriente Salute Fuoco di Sant’Antonio: cibi da evitare e tempi di guarigione

Fuoco di Sant’Antonio: cibi da evitare e tempi di guarigione

Fuoco di Sant'Antonio cibi da evitare e tempi di guarigione

La cosiddetta patologia del Fuoco di Sant’Antonio viene provocata dall’infezione per opera dello stesso virus responsabile della varicella, l’Herpes zoster, che opera sulla pelle e sulle terminazioni nervose.

La patologia interessa generalmente una zona precisa del corpo che non supera la linea mediana e che può manifestarsi tramite infezione esterna o interna.

La manifestazione esterna prevede i classici sintomi di un’eruzione cutanea, vescicolosa e dolorosa, con caratteristiche bolle contenenti il virus in questione.

In pratica si potrebbe definire il Fuoco di Sant’Antonio come una ricaduta a seguito del periodo di guarigione dalla varicella, provocata da una riattivazione del virus.

Fuoco di Sant’Antonio tempi di guarigione

Ad oggi non esiste una vera e propria cura specifica per il Fuoco di Sant’Antonio. I trattamenti medici prevedono di fatti l’attesa della risoluzione spontanea della patologia, con metodi di impiego palliativi.

Viene espressamente consigliato di ricoprire le eruzioni presenti sulla pelle esterna con indumenti lunghi ma non eccessivamente aderenti al fine di non compromettere lo stato delle vesciche.

Sono generalmente prescritti dal proprio medico farmaci come antinfiammatori, paracetamolo e codeina per alleviare i sintomi del dolore spesso molto acuto, mentre i farmaci antivirali non risultano sempre necessari.

Nonostante sia stato emesso in commercio un vaccino contro il Fuoco di Sant’Antonio, lo Zostavax, quest’ultimo non risulta particolarmente efficace e non esistono previsioni mediche in grado di pre-diagnosticare la comparsa dello sfogo infiammatorio.

I sintomi possono avere un decorso variabile da 10 giorni fino a 3 mesi, con fitte di dolore particolarmente acute e dolorose. Le parti del corpo più colpite risultano essere il viso, il torace, la schiena e gli arti.

Il contagio della malattia è molto raro durante la sua fase acuta, mentre risulta pressoché impossibile durante la fase cronica, ma viene comunque sconsigliato un contatto diretto con le zone infiammate della pelle del soggetto.

Fuoco di Sant’Antonio cibi da evitare

Stimolando il trofismo delle cellule immunitarie è possibile favorire una rapida guarigione spontanea dal virus. I nutrienti che concorrono a tale stimolazione risultano essere gli isoflavoni, le vitamine idrosolubili e liposolubili, lo zinco e gli sostenitori della flotta intestinale batterica.

Ma quali sono invece gli alimenti da eliminare all’interno del regime alimentare in presenza del Fuoco di Sant’Antonio? In presenza della patologia viene sconsigliata l’assunzione dei cibi contenenti livelli di arginina più alti della media, in quanto causa della proliferazione del virus.

Si dovranno quindi evitare mandorle, arachidi, nocciole, ceci, lenticchie, fave, i legumi e i derivati in generale per preferire carne di manzo e agnello in modeste porzioni.