Dipendenza dalla tecnologia: come riconoscerla

Dipendenza dalla tecnologia come riconoscerla

L’arrivo e le notevoli migliorie apportate in campo tecnologico hanno favorito anche un maggiore dipendenza dai dispositivi elettronici che accompagnano la quotidianità di ognuno di noi, fino a sviluppare delle vere e proprie dipendenze da smartphone, tablet, computer e consolle videogiochi.

La stessa tecnologia viene spesso sfruttata anche in senso del tutto negativo come il nuovo fenomeno del cyberbullismo sfociato online durante gli ultimi anni. Giuseppe Lavenia, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi delle Marche e presidente dell’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche e cyberbullismo, ha evidenziato: “Impariamo a usare la rete, non a farci usare”.

“Le nuove forme di dipendenze sono tante e di molte stiamo ancora studiando le loro implicazioni. Il legame con la tecnologia, però, è ormai indiscutibile. Si va dalla nomofobia alla cosiddetta «Fomo»: ovvero le paure di non avere con sé il cellulare e di non poter controllarlo e quella di essere tagliati fuori da qualcosa. Le compulsioni legate al web tengono le persone incollate agli strumenti digitali: un comportamento di cui la vita di relazione risente in modo compromettente. A ci sono poi le sindromi multidimensionali, vale a dire quelle che portano ai giochi di ruolo online con assiduità o a crearsi un’identità virtuale”.

Lavenia si è inoltre soffermato sui segnali chiave di una spia d’allerta: “Dovremmo parlare di ogni singola dipendenza, perché hanno sfaccettature diverse. In generale, però, ci sono dei segni caratteristici uguali per tutte: l’alterazione del ciclo sonno-veglia, il mutare della condivisione sociale offline, il modificarsi di alcuni tratti caratteriali. Quando c’è un’alterazione delle abilità relazionali e sociali bisogna fermarsi e interrogarsi su cosa ci sta succedendo. Rischioso è l’isolamento sociale: quando si arriva all’alienazione fino a rinchiudersi nella propria stanza rifiutando la scuola e ogni contatto che non preveda l’uso mediato del mezzo tecnologico”.

“Chi ha una diagnosi psichiatrica di un disturbo depressivo, di ansia sociale o dell’umore può cadere vittima di una nuova dipendenza perché crede di trovare nella tecnologia un rimedio a una fobia. Anche se non esiste un vero e proprio tratto predisponente, notiamo che le persone che tendono ad avere un tratto di personalità più introverso, sono più soggette. Così come lo è chi è più impulsivo: le nuove tecnologie hanno la caratteristica di soddisfare i bisogni di queste persone permettendo loro di fare tutto e subito”.

Riguardo alle dipendenze da tecnologia infantili Lavenia si è soffermato anche sul ruolo dei genitori: “Dovrebbero prendersi il tempo per sedersi accanto ai figli e chiedere loro cosa fanno online, senza giudicarli in anticipo o additarli come nulla facenti. Dovrebbero inoltre stabilire un momento di disintossicazione dalle nuove tecnologie condiviso da tutti i membri della famiglia. Potrebbe trattarsi di tre ore senza cellulare dove si gioca, si ricorre a strategie creative e si fanno lavori manuali, si va dai nonni e si raccolgono informazioni per la creazione di un foto racconto”.