Esauriente Economia Dimissioni neomamme: numeri spaventosi

Dimissioni neomamme: numeri spaventosi

Dimissioni neomamme numeri spaventosi

Gli ultimi dati in merito hanno evidenziato un boom di lavoratrici neomamme costrette alle dimissioni dal proprio impiego per far fronte alle necessità famigliari.

Solamente in Italia le percentuali raccolgono circa 25 mila donne impossibilitate a proseguire la propria carriera professionale a causa delle difficoltà di conciliazione della famiglia e degli impegni, come a causa dell’impossibilità di sostenere una retta onerosa per baby sitter e asili d’infanzia.

Secondo quanto rilasciato dall’Ispettorato Nazionale del lavoro sono stati 37.738 i genitori costretti alle dimissioni in presenza di figli fino a 3 anni, tra cui 29.879 neomamme mentre solamente  5.261 hanno optato per un licenziamento a fronte di una nuova assunzione in una nuova azienda.

I dati riguardano anche 7.859 lavoratori dipendenti maschili dei quali solamente 5.609 risultano essere passati ad un nuovo impiego.

Le motivazioni alla base dei licenziamenti riguardano soprattutto il costo elevato degli asili nido e l’impossibilità, come avviene invece per altri paesi, di poter sfruttare una struttura per l’infanzia adiacente al proprio luogo di lavoro, costringendo soprattutto le donne a rinunciare al proprio impiego.

La regione in testa ai licenziamenti è la Lombardia, a causa del rincaro dei nidi e dell’impossibilità per le famiglie di avvalersi del supporto di un parente o del pagamento per una figura esterna come quella della baby sitter.

Alla Lombardia segue così la regione del Veneto, passando poi all’Emilia Romagna e al resto delle regioni più a sud d’Italia. Le categorie di lavoro più colpite dai licenziamenti delle noemamme riguardano il settore operaio, pari a 28mila abbandoni, rispetto a soli 680 casi del settore donne dirigenti.

All’asilo nido, generalmente compreso in una spesa pari a 500 euro, si aggiungono il resto degli acquisti necessari alla prima infanzia, sforando al termine del mese il badget spesso percepito in busta paga, non superiore ai 1400 euro, ma molto frequentemente ancora più basso.

Oltre alla questione economica si aggiunge anche una realtà decisamente più psicologica come l’assenza della neomamma, soprattutto durante il primo periodo dell’infanzia del bambino, causata dalle fasce orario lavorative.