Esauriente Salute Commissione sulle malattie dei migranti: “Si ammalano nei centri di accoglienza”

Commissione sulle malattie dei migranti: “Si ammalano nei centri di accoglienza”

Commissione sulle malattie dei migranti Si ammalano nei centri di accoglienza

L’argomento migranti è una questione delicata che suscita non poche polemiche e scontri all’interno del nostro paese. Le credenze comuni portano a pensare che siano proprio loro gli artefici delle malattie introdotte nel paese, mentre gli ultimi dati statistici rivelano invece una condizione nettamente diversa.

Quasi la totalità dei migranti sbarcati sul nostro territorio nel 2016 non risulta portatore di malattie infettive e godrebbe di uno stato di salute migliore rispetto ai paesi di arrivo.

Il pericolo maggiore corso dai migranti sarebbero invece proprio le condizioni presenti nei centri di accoglienza italiani, caratterizzati sempre più da una scarsa igiene, cause di malnutrizione e dalle rispettive difficoltà all’accesso nelle strutture sanitarie.

A evidenziarlo è stata l’ultima relazione sulla tutela della salute dei migranti redatta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta a riguardo dei migranti e dei centri di accoglienza.

Federico Gelli, deputato del Partito Democratico e relatore del documento, attraverso un’intervista a Il Fatto Quotidiano, ha spiegato: “Dagli studi e dal monitoraggio portati avanti per tutto il 2016 risulta evidente che la cosiddetta Sindrome di Salgari, ossia lo stereotipo del migrante ‘untore’, pericolosa fonte di malattie, specie di tipo infettivo, non è oggi supportata da alcuna evidenza scientifica. Si tratta di un falso mito”.

“Questi giovani, nella maggior parte dei casi di sesso maschile, hanno condizioni di salute che non esito a definire invidiabili. La quasi totalità dei casi ravvisati sono semplici stati febbrili o infezioni dermatologiche, da contatto, infezioni dovute anche alle ferite dovute alle violenze subite durante il viaggio o la presenza di parassiti esterni come pulci”.

“I casi di malattie infettive si riducono a una percentuale quasi nulla, molto più bassa rispetto a quella presente nei Paesi d’origine. Questo è dovuto a due diversi fattori. Il primo riguarda la selezione fatta prima della loro partenza, con le famiglie che, investendo i propri risparmi per mandare un proprio membro in Europa, scelgono quello con una condizione di salute che gli permetta di affrontare la traversata nel deserto e quella nel Mediterraneo. Il secondo fattore, più triste, è legato al fatto che molte delle persone malate che affrontano un viaggio simile muoiono prima di poter arrivare a destinazione”.