Cavallette: Come sono Fatte, Cosa Mangiano e Differenza con le Locuste

Le cavallette sono gli insetti che si trovano più facilmente tra le erbe dei prati e dei giardini dove cercano nutrimento e rifugio, grazie al bel colore verde o marrone che le mimetizza, cioè le confonde assai bene con l’ambiente.

 

Come Sono Fatte

Osservando una cavalletta da vicino, sarà possibile scoprire che il suo corpo, come quello di tutti gli insetti, è diviso in tre parti: il capo, il torace, l’addome.

Nel capo è possibile vedere distintamente le due antenne che si muovono tutto intorno per esplorare l’ambiente: sono infatti organi di tatto e di olfatto e percepiscono anche sensazioni di altro genere. Sono formate di tanti pezzetti messi in fila, via via sempre più brevi e sottili, detti articoli.

Ai lati della testa spuntano due occhi la cui superficie è tutta sfaccettata perché ogni occhio è in realtà formato di tanti occhietti semplici; essi sono detti occhi composti. In certi insetti gli occhi composti sono formati da centinaia e anche da migliaia di occhietti; per loro quindi è molto facile esplorare l’ambiente con una sola occhiata.

Sul capo della cavalletta sono presenti altri occhietti; questi, detti ocelli, servono solo per vedere oggetti vicini, mentre gli altri, quelli composti, vedono le cose lontane.

La bocca è rivolta in basso ed è formata di 6 pezzi tipici (3 paia), comuni a tutti gli insetti. Essi sono: le mandibole, le prime mascelle e le seconde mascelle; queste ultime sono unite medialmente a formare il labbro inferiore.

Ma la forma di questi pezzi varia moltissimo da un insetto all’altro, perché è legata sempre al tipo di alimentazione Le mascelle prime e il labbro inferiore sono provvisti rispettivamente di due esili appendici, dette palpi mascellari e palpi labiali.

Nella cavalletta l’apparato boccale è di tipo masticatore, cioè adatto a triturare il cibo che in genere è costituito di foglie, erbe e anche della scorza d’alberi.

Il torace è composto di tre segmenti, ognuno dei quali porta un paio di zampe. Questa è una caratteristica comune a tutti gli insetti che perciò sono detti anche esapodi, cioè animali a sei zampe.

Le zampe della cavalletta, se osservate bene, non sono tutte uguali; quelle del terzo paio sono le più sviluppate, perché più adatte al salto. Ogni zampa è costituita di cinque pezzi, articolati tra loro: i primi due, anca e trocantere, sono più corti e congiungono la zampa al torace. Gli altri tre sono: il femore, simile a una coscia, la tibia e il tarso formato generalmente da tre articoli, l’ultimo dei quali termina con due unghiette.

Queste zampe, nei maschi, anno anche un’altra funzione: sfregandole infatti contro le ali del primo paio, l’insetto riesce a emettere un suono particolare che molti confondono con il canto dei grilli.

Le cavallette hanno l’organo dell’udito nel primo paio di zampe. Nella tibia un po’ ingrossata, infatti, vi sono due organi sensoriali per mezzo dei quali l’insetto ode i rumori del mondo che lo circonda.

Sul dorso, il secondo e il terzo segmento del torace portano ciascuno un paio di ali. Le prime però, più piccole e conosciute col nome di tegmine, non servono per volare, ma per proteggere quelle sottostanti più delicate e meno resistenti sia durante il riposo sia nel volo. Pare che l’animale se ne serva anche per equilibrare il volo e attutire la caduta.

Ci resta ancora da esaminare l’addome, formato da nove anelli, l’ultimo dei quali, nelle femmine, termina con l’ovopositore, un’appendice a forma di sciabola o di spada, che serve per perforare il terreno e introdurvi le uova, che restano al sicuro.

Di fianco, nell’addome, sono presenti gli stigmi che servono per la respirazione. Le cavallette, come tutti gli insetti, non respirano né per mezzo di polmoni, né per mezzo di branchie, ma per mezzo di trachee, cioè canaletti che iniziano con gli stigmi e si ramificano nell’interno del corpo. Attraverso questi canaletti, l’aria ossigenata raggiunge le cellule del corpo dell’insetto e, sempre per la stessa via, viene espulsa quando è ormai inservibile, perché carica di anidride carbonica.

A questo va e vieni interno dell’aria provvedono alcuni muscoli dell’addome che, contraendosi, fanno uscire l’aria viziata tramite l’espirazione e rilassandosi provocano l’introduzione di quella ossigenata tramite l’inspirazione.

Dove si trovano

Dalla primavera all’autunno nei prati e nei campi inondati di sole dove riempie l’aria del suo caratteristico canto, simile a quello di un grillo. Si può trovare più facilmente sulle erbe e sui sassi meglio esposti al sole che lascia, per luoghi più umidi, solo in autunno, quando deve deporre le uova.

 

Cosa Mangiano

Abbiamo già visto che la bocca di questo insetto, appartenente all’ordine degli Ortotteri, è particolarmente foggiata per masticare cibi solidi; infatti si nutre soprattutto di erbe. Ma vi sono anche molte specie carnivore che, spinte dalla fame non solo mangiano altri animaletti, ma giungono al punto di divorarsi tra loro.

 

Come Nasce una Cavalletta

In autunno la femmina scava una buca nel terreno con l’ovopositore e vi depone le uova dalle quali in primavera usciranno dei piccoli, chiamati larve, assai simili ai genitori eccetto che nelle ali e nell’ovopositore di cui mancano completamente. Queste forme larvali raggiungeranno lo stato adulto in due mesi durante i quali, per poter crescere e formare le parti mancanti, subiranno sei cambiamenti.

 

La Metamorfosi delle Cavallette

L’insieme di questi cambiamenti viene detto metamorfosi. In particolare, quando il passaggio dalla larva all’adulto avviene con modificazioni appena percettibili si parla di metamorfosi incompleta.

La pelle degli insetti, infatti, non è come quella degli altri animali, non solo ricopre il corpo ma, poiché gli insetti non hanno scheletro interno, è nello stesso tempo sostegno e corazza protettiva. Ciò si realizza appunto perché la pelle si impregna di sclerotina e di chitina. Queste sostanze rendono la pelle inattaccabile persino dagli acidi e dai succhi digestivi degli animali e la trasformano così in un vero e proprio scudo difensivo.

Ma appunto perché così rigida, questa pelle ha un difetto: non si distende come fa una pelle qualunque, allargandosi con l’accrescimento dell’individuo; perciò finisce per chiudere l’animale in una morsa, diventando non più una protezione ma una camera di tortura.

Gli insetti perciò se ne liberano allorché è divenuta troppo stretta e restano per un po’ di tempo con una nuova pelle, cresciuta nel frattempo sotto la prima, che è elastica perché non ancora impregnata di chitina. Tutto ciò avviene finché l’animale non ha raggiunto lo stato adulto; allora non avrà più bisogno di crescere, perciò di subire queste mute.

Differenza tra Cavallette e Locuste

La cavalletta è senza dubbio un insetto dannoso poiché si nutre dei nostri raccolti anche se il danno, in generale, non è ingente. Ma esiste una sua prossima parente, la locusta, che diventa una vera calamità quando si aggrega con un numero straordinario di individui della stessa specie, abbandonando luoghi divenuti per lei inospitali, per migrare verso altri più propizi.

In questi paesi essa annienta con la sua voracità ogni forma di vegetazione, lasciando la più nera carestia. Ne fa fede persino la Bibbia che definisce l’invasione di questi animali come l’ottava piaga d’Egitto.

Locusta è un termine usato per indicare una dozzina circa di specie di Ortotteri che hanno le caratteristiche di migrare e di essere gregarie.

Nel 1921 due scienziati, Uvarov, russo, e Faurè, sud-africano, giunsero indipendentemente l’uno dall’altro a una scoperta interessantissima: locuste migratrici e cavallette sedentarie sono due fasi della stessa specie di Ortottero che differiscono per dimensioni, forma e comportamento.

Improvvisamente nelle cavallette sedentarie si risveglia un istinto irrefrenabile a riprodursi smisuratamente, a riunirsi in sciami e a migrare. La compagnia di altri individui risveglia nelle cavallette lo stimolo alla vita gregaria e alla migrazione, mentre isolando un individuo della fase migratrice, esso assume le abitudini tipiche della forma solitaria.

Si sono scoperte anche le vie di migrazione delle locuste che non vengono stabilite a casaccio, ma secondo precisi aspetti stagionali.

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