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Caso Cucchi, il carabiniere: “È successo un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato”

Caso Cucchi, il carabiniere È successo un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato

Riccardo Casamassima, il carabiniere testimone chiave nel processo per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano deceduto presso il Pertini il 22 ottobre del 2009, ha permesso di portare ben cinque imputati appartenenti all’arma dei carabinieri sul banco degli imputati.

Alla base delle accuse si trovano i reati per l’omicidio preteritenzionale, calunnie e dichiarazioni fasulle. Casamassima, all’epoca dei fatti prestante servizio al Tor Vergata e attualmente all’ottavo reggimento, ha potuto ribadire quanto già aveva dichiarato in precedenza nel 2015 di fronte  al pm Giovanni Musarò e al Procuratore Giuseppe Pignatone.

“Al colloquio era presente Maria Rosati, anche lei all’Arma, poi diventata la mia compagna: mi rivelò che Mandolini e Mastronardi stavano cercando di scaricare le responsabilità dei carabinieri sulla polizia penitenziaria” ha ufficialmente raccontato Riccardo Casamassima.

In fase odierna Casamassima ha inoltre precisato: “Lei stava lì  perché fungeva da autista del comandante. Lei capì il nome Cucchi ma poichè la vicenda non era ancora nota, deduco che quando ci fu questo colloquio il ragazzo fosse ancora vivo”.

Il carabiniere ha inoltre raccontato d’aver appreso non pochi dubbi a riguardo della morte di Stefano Cucchi sotto i racconti di  maresciallo Sabatino Mastronardi, figlio del comandante, il quale gli confidò di non aver mai visto un arrestato ridotto in quello stato.

A cinque anni dalla tragedia e dalle controversie emerse in merito alla morte di Cucchi, i carabiniere testimone chiave Casamassima ha nuovamente ribadito: “All’inizio la vicenda Cucchi non mi aveva visto coinvolto in prima persona, ma troppe cose fatte dai miei superiori non mi erano piaciute, come l’abitudine di falsificare i verbali e di coprire gli autori di illeciti”.

In virtù delle testimonianze di Riccado Casamassima lo stesso ha successivamente spiegato: “Continuano a farmi lavorare nello stesso reparto dove presta servizio un collega che sui social ha insultato pubblicamente me e la mia compagna”.

Secondo Casamassima la Procura sarebbe in possesso degli elementi fondamentali ai fini dell’indagine tramite i quali far luce sull’accaduto e le reali responsabilità all’interno della vicenda della morte di Stafano Cucchi.