Candelabri Ebrei: Significato della Menorah a Sette Braccia

Cultura Ebraica

La cultura ebraica è una delle più antiche della storia, a volte molto chiusa, ma sicuramente affascinante a tutti i livelli possibili, siano essi religiosi, siano essi legati alle usanze e ai costumi, indissolubilmente legati alle Sacre Scritture dell’Ebraismo. Esistono molti monili e ornamenti tradizionali tramandati nel corso dei millenni dalle famiglie appartenenti a questo popolo così ricco di storia e di passioni, a volte anche tragiche: pensiamo solo al concetto della Shoah e alle persecuzioni cui sono dovuti sottostare nel secolo scorso, dopo aver subito angherie nel tempo e nello spazio, spesso strumentalizzate da chi voleva perseguitarli per ragioni molto pragmatiche e ne sottolineava l’anacronismo dei comportamenti.

Nonostante queste vicissitudini, il popolo Ebraico è tutt’oggi ancora uno dei più discussi e sicuramente alcuni esponenti discendenti da questo, sono personaggi molto importanti nel mondo, in alte posizioni di potere. Non vogliamo di certo disquisire di questo, né dare giudizio alcuno sul popolo Ebreo, in quest’articolo, anzi, l’introduzione è resa in modo breve per parlare di un oggetto molto importante e presente in diversi film anche ambientati all’epoca molto antica: il candelabro a sette luci, anche chiamato in ebraico Menorah.

Menorah

La Menorah simboleggia i più importanti cicli vitali sulla terra, rappresentando le diverse fasi della vita umana, dalla nascita alla crescita, passano per la maturità fino a giungere al declino: la sua particolare forma la rende molto affascinante, quasi enigmatica, difatti il suo significato è spesso associato al mondo esoterico.

Questo candelabro è presente in tutti i Tempi Massonici legati alla magia, caratterizzato appunto da diversi significati esoterici che non ci si confanno solo alla cultura ebraica, ma hanno radici ben più profonde e lontane: difatti il suo nome è anche quello di Eptàchiro, chiaro riferimento alla cultura greca. Come anticipato, il candelabro a sette luci definisce sulle proprie estremità i più importanti cicli vitali sulla terra che sono caratteristici di tutti gli esseri viventi presenti, siano essi uomini, animali, piante. La Menorah non è lineare, ma ripercorre il ciclo lunare nel suo divenire infinito di nascita e morte, ripercorrendo in modo superstizioso la rotazione del satellite nel cielo.

Come ben sappiamo, il ciclo lunare è composto di quattro diverse fase, ognuna delle quali dura circa una settimana, ed ecco che ritroviamo il numero magico sette, utilizzato anche dagli Egizi che nei loro geroglifici lo simboleggiavano con una sfera, espressione di totalità, unità e sinonimo di rotazione stessa lunare.

Attorno al candelabro, riproducendo il cerchio, ovvero il simbolo dell’unità, si riunivano anticamente i Saggi lontano dalle passioni umane profane e in solitudine: questa solitudine gli consentiva, grazie ai tanti simboli, di ristabilire l’ordine adottando regole di rettitudine e perseguendo la giustizia umana, tramite il divino. I Saggi meditavano quotidianamente e la purezza dei loro pensieri  li condusse alla denominazione di Grandi Iniziati, gli artefici delle massime espressioni filosofiche del passato, orientate alla conoscenza e alla giustizia come base di una società migliore.

Naturalmente la Menorah non poteva avere per gli Ebrei una connotazione pagana e per questo è fatta risalire la sua costruzione a uno dei capostipiti della religione, Mosè, su ordine di Yahweh: il primo candelabro era tutto d’oro, uno dei materiali più preziosi durante tutta la storia dell’uomo e finemente lavorato, ornato da effigi e da luci che ardevano come sette fiori che sbocciano nella primavera.

Nonostante quest’assegnazione divina, la Menorah non rappresentava Dio, ma era legata indissolubilmente alla fede che brilla in eterno, se supportata dalla coesione d’intenti dei fedeli: nella Bibbia e in particolare nel Libro dei Profeti, ritroviamo Zaccaria intento a parlare con l’Eterno, chiedendogli spiegazioni su di questo particolare oggetto e si vede rispondere che le sette luci erano gli occhi del Signore, metafora della sua onnipresenza sulla terra.

Numero 7

Nella numerologia e nella religione, il sette è il numero spesso associato alla perfezione e ricorre sovente anche nella Bibbia, in molteplici libri. Sette sono i giorni della Creazione nella Genesi, sette sono i grandi Arcangeli nell’Apocalisse e sette sono le chiese di quel tempo (Efeso, Smirne, Sarsi, Tiati, Pergamo, Filadelfia e Maodicea); sempre nello stesso capitolo abbiamo innumerevoli esempi di sette: il numero degli angeli, le coppe ricolme dell’ira di Dio, le piaghe, i suggelli del libro chiuso e le teste della bestia trionfante.

Questa caratterizzazione numerologica non è solo presente nella Bibbia, ma la ritroviamo altresì in una delle religioni più distanti da quelle monoteiste che conosciamo, ovvero l’induismo. Se leggiamo il sacro libro di quella religione, il Baghavad Gita, ritroviamo il sette nel numero dei Veda dell’India illuminati dal fuoco sacro, chiaro simbolo dell’associazione tra questi e il focolare domestico e della famiglia. Se pensiamo al candelabro e alle sue sette luci, c’è molto di cui riflettere.

Non andando troppo oltre, anzi, avvicinandoci alla nostra religione Cristiana, possiamo ritrovare nel Nuovo Testamento altre tracce di questo numero, quando si parla delle sette virtù, dei sette sacramenti, i doni dello Spirito Santo, i campioni della cristianità, i vizi capitali (accidia, ira, avarizia, superbia, invidia, lussuria e gola), le opere di misericordia spirituale e quelle di misericordia corporale.

Persino nel Libro dei morti, ritroviamo il numero sette, quando si parla dei geni della visione di Ermete, l’autore di alcuni scritti risalenti al II e III secolo d.C, in tarda età ellenica.

Il Sacro libro dei Persiano, lo Zend-Avesta, contiene la descrizione di un Candelabro a sette luci indicante i cosiddetti “ansaspendes”, ovvero i diffusori di verità dei Parsi, che erano gli ultimi rappresentanti della fantomatica comunità zoroastriana iranica; così come discepoli, essi scapparono dal proprio paese, una volta perseguiti dagli Arabi arrivati nei territori che ora corrispondono all’attuale Iran e si rifugiarono in India nel 716. Una volta giunti gli Arabi, l’islam divenne la religione ufficiale della Persia.

Pure per questa religione, l’Islam, il numero sette ricorre spesso, quando si parla delle colonne che reggono il Mondo sulle spalle di un gigante (nella iconografia è sempre presente qualcosa di simile, pensiamo al Titano Atlante), sostenuto da un’aquila posata su una balena che nuota nel mare dell’eternità; tutti simboli caratteristici e significativi del divenire e della vita.

Il platonismo era, per i greci, la massima espressione della bellezza ed anche qui ritroviamo il numero sette del candelabro: i sapienti sono sette, così come le antiche meraviglie del mondo, tra cui ricordiamo il Colosso di Rodi, i Giardini pensili di Babilonia, il Mausoleo di Alicarnasso, il Tempio di Artemide a Efeso, il Fato di Alessandria, la Statua di Zeus a Olimpia e la Piramide di Cheope a Giza. Queste rappresentavano la perfetta armonia tra pensiero e azione, a testimonianza della volontà umana guidata dalla divina ispirazione. Interessante è, in quest’ottica ellenica, descrivere i sette saggi nella loro illustrazione e caratterizzazione iconografica:

  • Cleubolo: simbolo di giustizia, ha una bilancia in mano e come ben sappiamo questo strumento rappresenta da sempre la rettitudine e l’equilibrio tra ciò che sta a destra e ciò che, viceversa, viene pesato a sinistra.
  • Pittaco: ha un ramo d’olivo in mano e l’indice dell’altra mano sulla bocca indicando il silenzio a chi lo guarda. Il messaggio è questo: ”taci e, se devi parlare, porta pace e non odio!”.
  • Solone: ha un teschio in mano, come il principe di Danimarca di Shakespeare, ma in questo caso non c’è un dubbio amletico. Invita a riflettere sulla morte e sulle conseguenze delle nostre azioni consapevoli di questo.
  • Pariandro: calmo e rassegnato, invita chi lo guarda a tenere a freno l’ira e la rabbia.
  • Talete: simbolo della sapiente infinita, di lui ricordiamo il teorema omonimo.
  • Chilone: si riflette in uno specchio tenuto in mano e invita alla conoscenza più profonda di se stessi guardando il proprio riflesso senza paura alcuna di ciò che è rappresentato dalla luce.
  • Biante: solleva e tiene in alto un piccolo uccello in gabbia, invitando a riflettere sul valore della vita e della libertà.

Quando le tenebre sembravano aver preso il sopravvento, facendo sprofondare l’Umanità nel buio più cupo, sorsero i cosiddetti grandi iniziati da quei Templi di meditazione e sapienza. Sono naturalmente sette:

  • Chi ha organizzato il bramanesimo.
  • Chi ha liberato l’Egitto dopo 900 anni di dominio degli Hicsos.
  • Mosé. Il cesellatore di energie e il risvegliatore delle anime.
  • Il cantore del cosiddetto Verbo-Luce.
  • Il mistico, fautore dell’amore e della libertà.
  • Il quale promuoveva la bontà come eredità iniziale dalla quale partire e continuare la cultura della vita.
  • Il figlio di Dio che ha portato grazia e carità, rinfrancando gli uomini stanchi e gravati dal peso delle passioni, dalla schiavitù, dal dolore, dallo spavento, dall’ignoranza e dall’odio, facendoli propri e morendo per noi sulla croce.

Sette sono anche i Cieli del sistema Tolemaico, il quale sosteneva la tesi della terra al centro dell’Universo, la teoria geocentrica, e tutti i satelliti che giravano intorno, sole compreso.

Sette Braccia

La Menorah ebraica è quindi un candelabro a sette luci dalla forma molto particolare, affusolata e assimilabile a tre mezzelune più un lume centrale; nella stessa Kabbala l’uomo è triplice, composto da materia, anima e spirito, ma è anche settemplice nell’evoluzione, ovvero:

  • Ha capacità vegetativa. Nasce e sviluppa il corpo.
  • Ha capacità nutritiva. Mantiene in salute il corpo stesso.
  • Ha capacità sensitiva. Riesce ad avere contatti sensoriali con il mondo fenomenico circostante.
  • Ha capacità intellettiva. Riesce a riflettere e ha proprietà di sintesi dei concetti.
  • Ha capacità sociale. Ha rapporti con i suoi simili.
  • Ha capacità naturale. Ha rapporti con l’ambiente circostante, con l’ecosistema e la natura in genere.
  • Ha capacità divina. Riesce ad armonizzare il mondo fisico e la sua vita con Dio e la realtà divina.

Ai giorni nostri l’uomo è ormai schiavo del consumismo e della dilagante ignoranza ed è sprofondato di nuovo nell’oscurità non riuscendo a scorgere la Luce emanata dalle sette candele del Menorah, ad esempio, preoccupato com’è di una vita passata all’insegna del futile. Raramente riesce ad alzare lo sguardo al cielo e ad ammirare con gli occhi dell’anima il fulgido paradiso creato dai corpi celesti che seguono il cammino dell’umanità e testimoniano la vita stessa dell’uomo nello spazio e nel tempo. Siamo così preoccupati di vivere appieno la nostra misera e breve vita da non comprendere l’essenza dell’esistenza stessa e la sua grandezza infinita.  Chissà perché, anche l’Orsa Maggiore comprende sette stelle e da lassù, ci indica sempre l’orientamento verso nord, facendo da faro al peregrino disperso nell’oscurità. Dopo la burrasca, ancora, vedremo comparire nel cielo un arcobaleno, composto di sette colori, un vero e proprio inno alla speranza, ponte tra Cielo e Terra. Sono comunque solo coincidenze.

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