Esauriente Economia Brexit: l’Italia rischia 4 miliardi di export

Brexit: l’Italia rischia 4 miliardi di export

Brexit l'Italia rischia 4 miliardi di export

Nei giorni scorsi si sono riuniti a Bruxelles il premier britannico Theresa May e il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker,  sotto la motivazione della spinta dei negoziati tra Gran Bretagna e Unione Europea sulla questione Brexit.

L’accordo tuttavia risulta ancora assente nonostante il duro lavoro svolto di negoziato. La premier Theresa May ha confermato: “Ci riuniremo ancora prima della fine della settimana e sono fiduciosa che arriveremo ad una conclusione positiva”.

La premier ha inoltre evidenziato la presenza di tre temi ancora aperti e in fase di discussione, ma accompagnati da tutti i buoni propositi della fiducia sopra citata. La questione principale è rappresentata dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, intesa come il relativo prezzo che dovrà cedere, in correlazione tra il ruolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e la questione tra Irlanda del Sud che resterà all’interno dell’UE e l’Irlanda del Nord invece che seguirà le orme della Gran Bretagna nonostante le polemiche accese in merito.

Londra, Irlanda del Nord e Scozia continuano a richiedere il riconoscimento di uno “Status speciale” da parte al premier  britannico Theresa May, sostitutibile solo nell’eventualità di un nuovo referenudm sulla scia della metà statistica dei cittadini elettori britannici dispositi alle votazioni.

Nel frattempo, l’ex premier labourista Tony Blair, ha continuato ad evidenziare: ” La Brexit è reversibile, non è fatta fino a quando non sarà fatta”. Stando alle sue ipotesi la Gran Bretagna rischia di perdere 350 milioni di sterline di entrate settimanali, per un costo di uscita dall’Unione Europea pari ad almeno 40/60 miliardi di euro totali.

L’America sembra invece puntare sullo trasferimento di gran parte delle proprie attività a Parigi, attualmente visto come il possibile nuovo “hub” finanziario dove sarà ricollocata la sede dell’Autorità bancaria europea (Eba).

La Gran Bretagna dovrà rinegoziare e regolare tutti gli accordi esterni al paese, impossibili da stabilire in attesa di un responso sui temi in sospeso riguardanti la Brexit.