Ben Affleck: ‘La mia lotta contro l’alcolismo’

L’attore Ben Affleck è tornato a parlare della sua lotta contro l’alcolismo soffermandosi anche sulla vastità delle dipendenze odierne, in occasione della messa in onda di Triple Frontier, kolossal d’azione targato Netflix.

Intervistato dal quotidiano La Repubblica Ben Affleck ha spiegato: “Se si spoglia tutta la parte d’azione del film e ci si concentra sull’essenziale, che è poi la cosa che più mi interessa, ci si accorge che raccontiamo la storia di questi uomini che devono scoprire ciò che conta davvero per loro nella vita, quello di cui non si può fare a meno.

Quali sono le priorità. Il malloppo dei soldi sono un simbolo, l’espediente per chiedersi cosa è davvero importante. Beh, per me è diventato chiaro quando ho avuto dei figli; per me è la famiglia. Lo so, è un cliché, ma lo è perché è vero. È molto di gran lunga la cosa più importante per me. Quando mi guarderò indietro sarà importante capire che tipo di padre ero, come ho cresciuto i miei figli, se sono riuscito a crescerli come persone perbene.

Questa è la cosa più importante. Questo non significa che la mia carriera, il mio lavoro e il rapporto con gli altri non sia importante. Ci sono molti valori che possono convivere, ognuno stabilisce la sua, molto personale. Io so che mi devo concentrare sulla famiglia, ed è una consapevolezza che mi è arrivata a un certo punto nella vita. Io sono in una posizione in cui non ho davvero una scelta sul fatto che ciò che mi riguarda diventi pubblico o no. Così cerco di trasformarlo nel meglio che posso. Detto questo io non mi vedo come un modello di virtù morale o un grande esempio per gli altri. Penso però che ci sia qualcosa da dire per affrontare e lottare contro alcuni tabù che portano una macchia orribile sulla tua immagine.

Vale per chi lotta con ogni tipo di dipendenza, stiamo vedendo sempre più la dipendenza in così tanti momenti della vita: che si tratti di droghe, di sostanze chimiche, di gioco d’azzardo, di sesso, di cibo, internet, il cellulare. Ci sono molti posti in cui scappare, premere un bottone e lasciar andare la serotonina. La mia dipendenza non è una cosa di cui mi sento particolarmente imbarazzato a parlare. Ma quello che chiedo è che questa sia vista solo come una parte della mia vita. Non è tutto di me.

Non è tutta la storia. Ma non mi tiro neanche indietro nel parlarne. È buono avere il coraggio di affrontare i tabu ed è buono che esserne capace di parlarne. Oggi si parla pubblicamente di casi di dipendenza, malattia mentale o abuso sessuale, finalmente la società e la cultura non li vede più attraverso il prisma della colpa e della vergogna, oggi le cose stanno cambiando. E più ne discuteremo e più potremo affrontarle con maggiore empatia, aiutarci gli uni con gli altri”.

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