Banksy, chi è l’Artista e Writer Inglese

Banksy nasce a Bristol nel 1974 ed è un artista e writer inglese, uno dei maggiori esponenti della cosiddetta Street Art altrimenti nota come post-graffiti e guerrilla art; Banksy è un nome fittizio, l’identità di questo personaggio rimane tuttora sconosciuta. L’unica cosa nota è la sua firma, oltre al fatto che si presuma questa persona corrisponda a Robin Cunningham, studente della Bristol Cathedral Choir School in seguito a un’inchiesta condotta dal Mail on Sunday nel 2008 sfruttando il profilo geografico criminale definito secondo le tecnologie applicate dalla polizia di Londra per cercare i criminali.  Si ritiene che possa anche essere Robert Del Naja del gruppo Massive Attack, ma non ci sono elementi a supporto; nessuno sa chi sia e non sappiamo nemmeno si tratti di un singolo individuo, di una fantomatica donna o di un gruppo, alla pari di Omero e della cosiddetta questione omerica.

L’artista fa tutto restando anonimo e, in un’epoca nella quale tutti cercano di manifestare il proprio ego sui social, lui pensa solo al messaggio insito alle sue opere. Banksy pone spesso al centro delle sue opere la satira occupandosi di argomenti molto sensibili e attuali come la cultura, la politica e l’etica; naturalmente tutto secondo il suo punto di vista. L’artista vuole mettere a nudo le contraddizioni del capitalismo e dello status quo, provocando un terremoto interiore nella coscienza di chi guarda le sue creazioni.

La prerogativa dell’artista Banksy è di “colpire” dove uno meno se lo aspetta, a salvaguardia dei più deboli ; per lui è indecente l’attuale sistema capitalistico che premia chi già possiede  la ricchezza consentendogli di arricchirsi ancor di più ed invece riduce i poveri sul lastrico, fino a portarli ad un passo dal suicidio.

I suoi murales hanno una forza d’impatto immediato, colpendo lo spettatore che in un attimo è coinvolto e trasportato nella mente dell’artista, mettendo in discussione certezze e soprattutto soffermandosi sul pensiero momentaneo in un’epoca nella quale tutto scorre velocemente e spesso senza cognizione di causa.  Banksy, però, non colpisce in modo duro e crudo, semmai con un’ironia e un sarcasmo unici; questo perché la propria arte si rivolge principalmente a tutti e non è solo appannaggio di un pubblico striminzito e dei salotti per bene.  Anche la location dei propri lavori non è di certo scelta per caso, ma è finalizzata ad amplificare e rendere fruibile a tutti l’arte, finanche ai bambini, i quali sono spesso uno dei soggetti dipinti sul muro: anche i più piccoli reagiscono davanti ad una delle sue creazioni, chiedendo spesso il perché e divenendo strumento stesso del messaggio dell’autore.

Le sue prime opere sono comparse a Bristol, in Inghilterra e per questo si pensa possa essere originario del luogo; la tecnica utilizzata è quella dello stencil, consistente nel riprodurre un disegno modellato su cartone in serie, appoggiandolo sulla superficie e usandolo come stampo per la vernice spray. Lo stencil consente di realizzare un disegno anche complesso in maniera rapida, il che permette la costruzione di murales in luoghi dove è illecito farlo.

I soggetti raffigurati più spesso sono le scimmie, i poliziotti, i soldati, i vecchi, i bambini e soprattutto i ratti con i quali ha invaso le città; la serie Rats ha invaso molte capitali del globo, conquistando le mura di città famose come Londra, Parigi e New York. I topi, nell’iconografia dell’autore, rappresenterebbero la bruttezza, la grettezza e l’insignificanza dimensionale, ma insieme, sarebbero in grado di distruggere interi sistemi sociali; chiaro riferimento al popolo e al Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo come assembramento in grado di sovvertire lo status quo e di autodeterminarsi.

I topi si trovano anche sui muri di Bristol, insieme a tante altre opere griffate Banksy: una di queste, intitolata Mobile Lovers del 2014, descrive l’incontro tra due amanti che si baciano e, mentre lo fanno, guardano il loro smartphone. Chiaro riferimento ai tempi attuali e alla manipolazione cerebrale realizzata dall’establishment grazie ai social network.  Opera molto importante giacché l’autore ha autenticato la stessa, donandola all’associazione Broad Plain Boys Club in modo da evitare la chiusura di questo luogo d’incontro per i bambini e i ragazzi, soggetti molto cari a Banksy e considerati probabilmente come Leopardi considerava il fanciulletto.

L’audacia dell’autore lo spinge nel 2005 a introdursi nei più importanti musei del mondo e a incollare proprie opere, mimetizzandole tra quelle presenti; i propri componimenti sono chiaramente a sfondo satirico, dissacranti e con un obiettivo ben chiaro. Uno di questi è il famoso generale somigliante a Lafayette che ha in mano una bomboletta spray e dietro la scritta “No War” vicino al simbolo della pace. L’artista spiegò il suo scopo con una lettera inviata al New York Times, affermando perentoriamente di aver risparmiato il Guggenheim perché non si sentiva all’altezza di apparire tra due Picasso.

Altrettanto importanti sono le opere del 2005 realizzate sul muro di separazione tra Palestinesi e Israeliani, dal quale l’artista prende le distanze non con superiorità, ma con altrettanta ironia: Banksy realizza murales con la tecnica stavolta del trompe-l’oeil, manifestando una capacità artistica notevole. Sul muro sono raffigurati dei bambini che cercando di scavare un solco con paletta e secchiello oppure aggirano il muro grazie a palloncini; uno squarcio immaginario nel muro proietta immagini paradisiache o ciò che c’è al di là della barriera realizzata dalla mano umana.

Anche nella nostra cara Penisola Bansky ha realizzato due opere, una delle quale è però stata coperta impropriamente da un altro writer locale (interpretazione della Santa Teresa del Bernini); l’altra è invece ammirabile a Napoli, in piazza Gerolomini. E’ rappresentata una Madonna a fianco di un crocifisso e di una nicchia; sulla Madonna pende però una rivoltella come provocazione non casuale, visto che la credenza religiosa è spesso utilizzata in modo ipocrita nel territorio.

Banksy non ferma la sua corrente e il suo pensiero nemmeno di fronte alle credenze più radicate nell’essere umano; nel 2016, nel campo profughi di Calais, appare un’icona moderna di successo come Steve Jobs, vestita da profugo con una bella sacca e un vecchio Macintosh in mano. La scelta di una delle persone di maggior risonanza nei nostri anni non è di certo casuale ma frutto di uno studio biografico: Steve Jobs, infatti, era figlio di Abdulfattah John Jandali, migrante siriano rifugiato negli Stati Uniti, poi adottato in tenera età.

Nel 2015 compie un grosso lavoro insieme a altri artisti: la realizzazione di Dismayland, chiaro riferimento antinomico a Disneyland. Nella località turistica di Weston-super-Mare nel Somerset, in UK, Dismayland rappresenta un’installazione stile parco in rovina, comprendente castelli diroccati e distrutti, fatiscenti, principesse zombie e guide turistiche annoiate. Con questo componimento, Banksy vuole manifestare tutto ciò che c’è dietro ad un mondo immaginario che cerca di nascondere la realtà, fatta di problemi reali, guerre e ingiustizie sociali.

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