Autodiagnosi: le forme pericolose del web

Autodiagnosi le forme pericolose del web

Una delle più frequenti metodologie riscontrate dagli utenti sul web in procinto di alcuni sintomi fisici sono le diagnosi fai da te che vengono spesso ricercate attraverso il motore di ricerca di Google senza alcuna competenza medica.

E’ capitato quasi a tutti di ricorrere alla connessione internet per inserire nella barra di ricerca i sintomi avvertiti in una data situazione, arrivando spesso a visionare siti web riportanti possibili patologie catastrofiche, per rendersi conto solamente dopo delle infondate diagnosi.

Un dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano ha affisso un cartello alla porta del proprio studio dove si legge: “Coloro che si sono già diagnosticati da soli tramite Google, ma desiderano un secondo parere, per cortesia controllino su Yahoo.com”.

Un modo sarcastico e spiritoso per evidenziare quanti pazienti optino per una valutazione autonoma online piuttosto che risalire alle origini del disturbo avvertito.

Secondo i dati riportati dalla Consumer Attitudes Survey, Aviva, sarebbero almeno il 41% degli italiani a servirsi delle informazioni reperite online per confrontare sintomi e possibili diagnosi autonome prima di consultare un medico.

Secondo le stesse stime gli italiani sarebbero i più dispositi anche a consultare pareri online attraverso le testimonianze di altri utenti che manifestano sintomi simili.

Il Dott. Andrea Giustina, Presidente della European Society of Endocrinology  e ordinario di Endocrinologia dell’università Vita e Salute San Raffaele di Milano, ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair spiegando: “Devo dire che a me non dà fastidio il malato preparato. È molto importante però che internet non sostituisca il colloquio con il medico. Mi confronto con una persona che ha già delle informazioni”.

“Certo, sono io a dovergli spiegare le informazioni che sono corrette e quelle che sono sbagliate.  È inevitabile che il paziente abbia accesso alla rete e voglia documentarsi ma resta fondamentale il confronto con il medico. È anche un modo per mettere alla prova la mia informazione.  Vivo in un mondo in cui c’è una grande diffusione di notizia e devo conoscerle. L’approccio del medico deve essere umile, io sono qui apposta per guidare il paziente che non può affrontare questo percorso da solo”.

Ma riguardo ai rischi ha evidenziato: “Innanzitutto che le malattie progrediscano e ciò che poteva essere curato con semplicità o guarito possa aggravarsi. L’altro aspetto pericoloso è quello legato alle terapie: la rete è spesso poco temprata dal punto di vista dell’evidenza scientifica. Sappiamo di molte cure dal successo mediatico che non hanno un reale risvolto scientifico”.